Share, , Google Plus, Pinterest,

Print

Posted in:

La dama col petrarchino

Andrea d’Agnolo (detto Andrea del Sarto), Dama con petrarchino, 1528, olio su tavola dim. 87×69. Museo degli Uffizi, Firenze (fonte).

La giovane donna, colta di tre quarti, siede appoggiando il braccio destro allo schienale e volge lo sguardo allo spettatore accennando un sorriso leggero e invitante. Sul fondo scuro risaltano l’abito blu dalle ampie maniche e la camicia bianca, ornata da un pendente a fiori. Tra le mani tiene un ‘petrarchino’, ovvero una copia a stampa del Canzoniere di Francesco Petrarca, una tipologia di libro che ottenne larga diffusione nel Cinquecento grazie alle dimensioni contenute, adatte al privato godimento letterario. La dama indica la pagina con i sonetti n. 153 “Ite caldi sospiri al freddo core” e n. 154 “Le stelle, il cielo e gli elementi a prova”. I due testi rimandano il primo alla inquietudine dei sentimenti amorosi, il secondo all’esaltazione della bellezza della donna amata, di cui si evocano i begli occhi e l’intensità dello sguardo. Non conosciamo il nome della dama; secondo alcuni potrebbe essere il ritratto della moglie d Andrea, Lucrezia, mentre per altri si tratta di Maria del Berrettaio, figlia di primo letto di Lucrezia. In questo ritratto intenso, in cui spicca la ricca gamma di varianti di blu, Andrea guarda agli esempi più vicini della ritrattistica non solo fiorentina ma anche romana, da Raffaello ai veneziani, come Sebastiano del Piombo, o Lotto, dai quali desume il senso più libero e intimo della rappresentazione. Il dipinto era esposto in Tribuna fin dal 1589, con una attribuzione a Pontormo.

Questo virgolettato è la scheda online della famosa “dama con petrarchino” di Andrea Del Sarto esposta al Museo Degli Uffizi di Firenze. Il testo però, seppur esaustivo, non ci vieta di andare più a fondo e indagare più da vicino, con Google Art & Culture, sull’oggetto che da il titolo all’opera.

Andrea d’Agnolo (detto Andrea del Sarto), Dama con petrarchino (dettaglio), 1528, olio su tavola dim. 87×69. Museo degli Uffizi, Firenze (fonte).

Il libro tenuto tra le mani della donna sembra proprio un “petrarchino”, ovvero un’edizione portatile del Canzoniere del Petrarca, “e talora anche piccoli glossarî dei termini usati dal Petrarca nelle sue liriche” (Treccani).

Osservando quella mano è però legittimo dubitare che il sonetto che il pittore fa indicare al soggetto non è quello riportato nella scheda degli Uffizi (n. 154 “Le stelle, il cielo e gli elementi a prova”) ma quello della pagina immediatamente precedente (ovvero il n.152 dato che i sonetti sono incolonnati a due alla volta ). Tale ipotesi è stato formulata anche dal compianto storico dell’arte Carlo del Bravo:

dopo il suo dito ruotata è la pagina del petrarchino dove Lucrezia indica un verso che non si vede: che, per confronto con l’altra pagina, s’intende essere il quarto del sonetto 152, dove la voce virile del poeta, e così quella di Andrea, dicono «mi rota sì ch’ogni mio stato inforsa»

Carlo Del Bravo, “Andrea del Sarto”, Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia, Serie III, Vol. 25, No. 1/2 (1995), pp. 482.

Consultando un petrarchino dell’epoca, ovvero un’edizione aldina,  si può notare che l’osservazione di Carlo del Bravo non sembra affatto peregrina, anche se poco aggiunge all’esegesi del ritratto.

Aldo Manuzio, “Le cose volgari di messer Francesco Petrarcha.”, impresso in Vinegia, 1501. (fonte)

Solo un dettaglio fa sorgere dei dubbi, nell’aldina, nella pagina corrispondente a quella raffigurata da Andrea Del Sarto, due versi fanno capolino dal sonetto precedente: “Come colei, che d’hora in hora manca/Che ben po nulla, chi non po morire.”

Dettagli a confronto: A destra l’edizione fiorentina riprodotta da Andrea del Sarto e l’edizione aldina consultata online per il confronto.

Quello che sembra avere le idee più chiare sull’edizione rappresentata è il linguista Giuseppe Patota che sabota ogni altra ipotesi con un articolo definitivo. Si tratta dell’edizione degli eredi di Filippo di Giunta stampata a Firenze del 1522, unica edizione cinquecentesca in cui quella pagina è occupata, come nel quadro, dai soli sonetti 153 e 154 dei Rerum vulgarium fragmenta.

Per chi non può consultare il testo di Giuseppe Patota abbiamo un ottimo articolo del linguista Lorenzo Tomasin. Nell’articolo si fa riferimento a tutta una serie di notizie storico artistiche e filologiche che qui non riportiamo per evitare ripetizioni.

Non è la prima volta però che Andrea del Sarto si preoccupa di rappresentare un libro specifico e rintracciabile. Parliamo del celeberrimo “ritratto di papa Leone X con due cardinali” esposto nel Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli. In questo caso abbiamo a che fare con una copia da Raffaello, forse la copia più celebre della storia dell’arte di cui si è parlato in maniera estesa nell’intervento precedente.

Sitografia e bibliografia

Carlo Del Bravo, “Andrea del Sarto”, Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia, Serie III, Vol. 25, No. 1/2 (1995), pp. 482.

Lorenzo Tomasin, “La dama col Canzoniere”, Il Sole 24 Ore, 03 luglio 2016 (consultato il 21/04/20)

link al sito degli Uffizi

Share, , Google Plus, Pinterest,

Written by Michele Capaldo

Laureato nel 2016 in Archeologia e Storia dell’Arte all’Università di Napoli Federico II, con borse di studio presso l’Universidad de Salamanca (ES) e L’Universitat Wien (AT).
Collaboratore del “Centro di Ricerca Guido Dorso per lo studio del pensiero meridionalistico” di Avellino per la schedatura e la digitalizzazione dell’archivio fotografico di proprietà dell’ente.
Fondatore/amministratore del sito “Accademia degli Incerti”, un collettivo multidisciplinare di ricerca storico artistica. Nel tempo libero si occupa di illustrazione e sottotitolatura cinematografica. È attualmente operatore didattico della società Coopculture.

Follow

67 posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.