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Diversamente moderno, appunti su Edgar Degas

Il 19 giugno 1834, Degas nasce al civico 8 di rue Saint-Georges, Parigi. Il padre Auguste, partenopeo di nascita, era un banchiere d’antica discendenza bretone; la madre, Célestine Musson, era creole. Il nonno materno, infatti, nato a Port-Au-Prince, Haiti si era poi stabilito a New Orleans, dove aveva accumulato una notevole fortuna in piantagioni.

Questa eredità mista, aristocratica e borghese, si riflette in quella che sarà la formazione artistica del pittore: persegue volontariamente gli studi classici, frequentando allo stesso tempo il corso di Giurisprudenza per soddisfare le ambizioni del padre. Gli studi di legge sono intervallati da lunghi pomeriggi al Cabinet des Estampes della Bilbioteca Nazionale, dove inizia a studiare le prime riproduzioni dei grandi maestri: l’innata vocazione artistica si fa ben presto preponderante e Degas entra all’École des Beaux-Arts di Parigi nel 1855.

L’Italia fu indubbiamente fonte di profonde riflessioni artistiche: affascinato dai grandi maestri classicisti, compie numerosi viaggi in Italia negli anni successivi; a Roma conosce Gustave Moreau, George Bizet e diventa amico di Bonnat, Paul Dubois e Chapu, borsisti a Villa Medici. In Toscana si dedica al disegno; visita Firenze, Pisa, Siena e Assisi.

Da buon artista francese, le sue coordinate in pittura diventano presto Poussin e Ingres. Tra gli impressionisti, infatti, la figura di Degas appare particolarmente interessante: legato al classicismo, era ben integrato negli ambienti accademici dell’epoca e frequentemente ammesso al Salon, ove considerato eminente pittore storico. Tuttavia, Degas si allontanerà coraggiosamente da questi ambienti, abbracciando, per pura onestà intellettuale, il nascente movimento antiaccademico.

All’età di trent’anni si avvicina al gruppo di pittori naturalistici e romanzieri che si riunivano spesso presso il Café Guerbois, nel Batignolles parigino, per stabilire i principi di una nuova estetica: condividevano la necessità di una pittura di ricerca che stabilisse un rapporto autentico con la realtà, ognuno a suo modo e col suo temperamento. Punto in comune era la ribellione contro gli insegnamenti accademici e il falso idealismo letterario. Émile Zola ed Eduard Manet, tra gli altri, erano le figure più eminenti e combattive del movimento del quale facevano parte anche Monet, Renoir, Legros, Fantin-Latour e Stevens. Il gruppo era in rapporti amichevoli con il riservato e sarcastico Degas, pur non avendo molto in comune.

Quest’amicizia sarà poi travisata dagli storici, e il nome di Degas legato ai primi pittori moderni, o agli ultimi classici, secondo la lettura di Renato Barilli.

Diviene così bersaglio di un doppio ostracismo: da una parte il gruppo impressionista, del quale faceva parte per amore d’indipendenza; dall’altra i seguaci di pittura storica, che avevano visto nella sua scelta il tradimento di una brillante recluta. Degas non era certo un “naturalista” come inteso dai pittori del Caffè Guerbois, e ancora meno un “impressionista” (quando fu coniato il termine qualche anno più tardi), seppur così catalogato da certe convenzioni manualistiche.

Piuttosto, Degas possedeva una propria idea di realismo e non credette mai nel nuovo dogma “dell’aria aperta”, il veto all’esecuzione in studio e l’esaltazione della natura, un dogma che egli considerava puerile e inconsistente.

Ciò che influenzò maggiormente la ricerca di Degas e l’iniziale periodo d’incertezza fu l’arte giapponese, come rivelato dall’incisore Felix Bracquemond: la linea di Hokusai e le stampe, prodotto più tipico di quella scuola figurativa, fecero intravedere al pittore la possibilità di fondere la tradizione giapponese alla pittura di Ingres, facendoli convivere nei soggetti moderni.

Nel 1873, Degas viaggia a New Orleans per incontrare lo zio materno e i suoi fratelli, Achille e René, ricchi mercanti di cotone; li ritrae nel loro ufficio su una celebre tela che difficilmente può considerarsi impressionistica, con tratto e precisione degni di un maestro olandese.

Edgar Degas, Ville de Pau Un Bureau de coton à la Nouvelle Orléans, Musée des Beaux-Arts, 1873.
Edgar Degas, Ville de Pau Un Bureau de coton à la Nouvelle Orléans, Musée des Beaux-Arts, 1873.

Tra i suoi viaggi, visita Belgio e Olanda; compie lunghi tour in Marocco e in Spagna assieme all’amico Boldini, e torna spesso in Italia, a Napoli e a Posillipo, dove la sua famiglia possiede una villa. Vive la vita di un borghese, sempre più confinato nel suo studio, circondato da pochi e rari amici. L’amico Camille Pissarro lo definì “un uomo terribile, ma franco e leale.”

Sin dal 1865 si delineano i soggetti prediletti: le corse di cavalli, il mondo della danza, i ritratti e il nudo femminile. Frequenta gli ippodromi per osservare ed esercitare la sua mano. È affascinato dal corpo in movimento, definitorio di spazio e di una realtà che filtra, innanzitutto, attraverso l’intima osservazione visiva.

Lo stesso motivo lo porta a frequentare l’Opéra di Parigi. Conosce probabilmente al ristorante “Chez la mère Lefebvre”, in rue de la Tour-d’Auvergne, alcuni membri dell’orchestra dell’Opéra: diventa intimo con alcuni strumentisti, in maniera particolare con il fagottista Désiré Dihau e sua sorella Marie, per i quali eseguirà ritratti mirabili, dalla memoria quasi fotografica, che evidenziano la sua fine capacità di osservazione.

Edgar Degas, L'orchestre de l'Opéra, 1870 ca, © RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay)
Edgar Degas, L’orchestre de l’Opéra, 1870 ca, © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay)

La fotografia e il suo linguaggio influenzarono largamente la ricerca artistica di Degas: negli studi preparatori per le ballerine o nei ritratti all’opera, l’attenzione ai soggetti è secondaria al suo fascino per i riflessi della luce artificiale in ambienti chiusi, alla continua sperimentazione dell’inquadratura nell’intento di cogliere l’“istantaneità” del suo presente.

“Mi chiamano il pittore delle ballerine”, disse una volta al gallerista Ambroise Vollard. “Non capiscono che per me la ballerina è un pretesto per rappresentare il movimento.”

É proprio nel ricercare costantemente il movimento che Degas perderà contatto con i post-impressionisti negli anni a seguire: assieme a Jean Louis Forain e Toulouse-Lautrec è stato, a nostro avviso, il più grande cantore della modernità urbana parigina.

Edgar Degas, Dancer adjusting her shoulder strap, 1900. Photo: Bibliothèque nationale de France
Edgar Degas, Dancer adjusting her shoulder strap, 1900. Photo: Bibliothèque nationale de France

Tra i luoghi comuni attribuitegli, quello di essere un misogino: l’equivoco nasce nel 1886 a Ottawa, Canada, in seguito all’esposizione di alcuni pastelli raffiguranti i suoi nudi. Fu lo scrittore e critico d’arte J. K. Huysmans ad assegnargli il termine che a volte riemerge nella letteratura artistica: Huysmans e Valery lessero nei nudi di Degas la volontà di “umiliare” e “svilire” il soggetto femminile, e nessun critico successivo si fermò a valutare la validità di tale interpretazione.

Solo dagli anni Sessanta si cominciò a non interpretare più le sue opere come test di Rorschach: si accantonerà, pertanto, l’interpretazione psicologista per un approccio contestualizzante alle sue opere, filologicamente e storicamente più corretto.

Interessante a tal riguardo, lo studio di Norma Broude (1977), studiosa femminista d’avanguardia e specialista in pittura francese e italiana dell’Ottocento: sua la denuncia di un’imbarazzante rititolazione di alcune opere di Degas, arbitrariamente eseguita da critici e storici dell’arte come G. Lecomte e Meier-Graefe pur di legittimare questo rinomato odio dell’artista per il gentil sesso. Eppure fu proprio tale supposto misogino a riconoscere il talento di Suzanne Valadon, la pittrice e modella amata degli Impressionisti. Lo stesso studio di Norma Broude, infatti, rivela come dietro le posizioni di alcuni suoi nudi esistessero numerosi riferimenti classici tipici di un artista colto quale Degas.

Degas lavorò finché fisicamente possibile, affaticato negli ultimi anni dai problemi alla vista, che calò fino a quasi scomparire. Il Degas maturo è un uomo solitario e schivo; non si sposò mai e trascorse lunghi periodi rinchiuso nel suo studio, totalmente assorto dal suo lavoro e dalla continua ricerca. Dal 1886, quando partecipò all’ultima esposizione degli impressionisti, fino alla sua morte nel 1917, Degas non espose più. La pittura divenne sempre più un’attività privata.

Disegnatore istintivo nonché sperimentatore in tecnica pittorica, ricordiamo il suo esemplare utilizzo del monotipo a fondo scuro, certamente frutto dello studio fotografico, della sua passione per la stampa e di una gestualità dotata di grande padronanza e fermezza. Partendo dal procedimento consueto, un disegno a inchiostro grasso realizzato a pennello su una lastra poi impressa su un foglio di carta bagnato, Degas lo rielabora, mescola le tecniche e le combina su una sola lastra: su una superficie integralmente ricoperta da inchiostro, rimuove la materia nera con una pennellessa, un punteruolo e perfino con le dita, per poi intervenire in seguito sulla carta con il pastello.

Edgar Degas, Ballet Scene, 1870, collezione privata.
Edgar Degas, Ballet Scene, 1870, collezione privata.
Edgar Degas, Ballet Scene, 1870, collezione privata.
Edgar Degas, Ballet Scene, 1870, collezione privata.

Muore il 27 settembre 1917 nella città natale, Parigi, all’età di ottantatré anni. Tra la moltitudine di morti provocati dalla Grande Guerra, la sua scomparsa susciterà poca attenzione. Dirà di lui stesso:

Ero o sembravo duro come tutti, per una specie di impulso alla brutalità che mi veniva dal mio dubitare e dal mio cattivo umore. Mi sentivo così fatto male, così sprovveduto, così fiacco, mentre mi pareva che i miei calcoli d’arte fossero così giusti. Tenevo il broncio a tutti e anche a me stesso.

L’eredità artistica che Degas ci lascia è tuttavia di enorme importanza: non fu solo pittore, ma anche scultore, incisore e fotografo sperimentale. Isolatosi per non affrontare le opinioni altrui, dovette pur sempre combattere contro se stesso, spinto dal dubbio continuo e dalla curiosità eroica del ricercatore. La sua sincerità nei confronti dell’arte è provata dalla sua coerenza verso la vita: una continua ricerca che spazia all’interno di luoghi esistenziali, piuttosto che “naturali”.

Edgar Degas, Femme nue se coiffant, 1879-1883, Monotype.
Edgar Degas, Femme nue se coiffant, 1879-1883, Monotype.

 

Bibliografia

BROUDE, Norma. 1977. “Degas’s ‘Misogyny’”, The Art Bulletin, 59(1): 95-107.

MAUCLAIR, Camille. 1937. Degas. New York: The Hyperion Press.

 

 Le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

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