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Il ritratto e il suo doppio

L’ammirazione di Federico II Gonzaga per Raffaello Sanzio risaliva agli anni in cui fu giovanissimo ostaggio presso la corte papale di Giulio II Della Rovere.
Vani furono però i tentativi di portare l’Urbinate presso la sua corte, Federico ripiegò così sul possesso di un suo quadro che nel novembre del 1524 vide “nel suo passare da Fiorenza, che andava a visitare Clemente VII”.
Si trattava del ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, realizzato nel 1518 ed attualmente esposto alla Galleria degli Uffizi di Firenze.


A sinistra: Tiziano Vecellio, Ritratto di Federico II Gonzaga, 1529, olio su tela 125×99 cm Museo del Prado a Madrid.
A destra: Sebastiano del Piombo, Ritratto di Clemente VII, ante 1527, olio su ardesia 140×100 cm Museo di Capodimonte, Napoli.

Federico II Gonzaga avvalendosi della mediazione di Pietro Aretino, lo richiese proprio ad uno degli effigiati, il cardinale Giulio de’ Medici divenuto papa col nome di Clemente VII.

Il pontefice, che lo aveva riconfermato come capitano generale delle truppe pontificie nonostante le sue tendenze filo-imperiali, forse per non contraddire un utile doppiogiochista nella sua tenzone con Carlo V, acconsentì e diede disposizioni affinché si facesse una copia del dipinto, custodito a Firenze da Ottaviano de’ Medici. E qui veniamo alla copia custodita dal Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

Il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi custodito nel museo partenopeo non è una copia qualsiasi da Raffaello Sanzio. La copia, o per meglio dire il falso, fu commissionato da Ottaviano de’ Medici ad Andrea del Sarto per non liberarsi dell’originale richiesto in dono. Il risultato fu così straordinario da coinvolgere nell’inganno, a detta del Vasari, anche un allievo dell’autore dell’originale in quegli anni al servizio dei Gonzaga, Giulio Romano.


A sinistra: Raffaello Sanzio, Ritratto di Leone X coi cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, olio su tela 155,5 cm x 119,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.
A destra: Andrea del Sarto, Ritratto di papa Leone X con due cardinali,
olio su tela 155,5 cm x 119,5 cm, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.

L’opera ritrae Leone X affiancato dai due cugini cardinali che voleva proporre come successori al suo pontificato. La morte di Luigi de’ Rossi (20 agosto 1519) aprì poi la strada ad altre possibili candidature, in primis quella del cardinale Sigismondo Gonzaga zio di Federico II. Da qui probabilmente la volontà del nipote di acquistare il quadro, ma alla fine le speranze di avere un papa in famiglia furono vanificate dalla morte dello zio nel 1525.

Avvenne che un che sté con Andrea mentre si fe’ questa opera e creatura di messer Ottaviano, capitò a Mantova, dove gli fu da Giulio fatto molte carezze e mostrogli l’anticaglie e le pitture sue, e da lui in ultimo come reliquia li fu mostro questo quadro. Per il che nel guardarlo lo amico di Giulio li disse: «È una bella opera, ma non è quella di Raffaello ». «Come non? disse Giulio – non lo so io, che riconosco i colpi che vi lavorai su?». « Voi ne gli avete dimenticati, – rispose l’amico – ché questo è di mano d’Andrea del Sarto: e per segno di ciò v’è dietro un contrasegno, che fu fatto perché si scambiavano in Fiorenza quando eglino erano insieme ». Volse far rivoltare il quadro Giulio, e così visto il contrasegno, si strinse nelle spalle, e disse queste parole: «Io non lo tengo da meno che di man di Raffaello, anzi certo da più, perch’è cosa fuora di natura, a un che sia eccellente, imitar la maniera d’un altro e farla simile a lui». Basta che si conosce che la virtù di Andrea valse sola e accompagnata. E così fu per l’ordine di messer Ottaviano satisfatto il Duca e non privato Fiorenza d’una opera sì degna; la quale egli tenne molti anni, che gli fu donata dal duca Alessandro, et egli ne fece dono al duca Cosimo, dove è ora in guardaroba in palazzo con l’altre pitture famose.

Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, 1568, pag. 378.

Non sappiamo quanto di realistico ci sia in questa storia dato che nell’edizione giuntina del 1550 è Vasari in persona, e non Ottaviano, a rivelare la frode a Giulio Romano. è però vero che sul verso del dipinto oltre al bollo Farnese con giglio incusso, il numero 187, il bollo borbonico in ceralacca rossa vi è uno schizzo a penna di un’anfora, forse il “contrasegno” lasciato da Andrea per distinguere la copia di cui ci parla Vasari?

A sinistra: (Dettaglio) Raffaello Sanzio, Ritratto di Leone X coi cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, olio su tela 155,5 cm x 119,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

A destra: (Dettaglio) Andrea del Sarto, Ritratto di papa Leone X con due cardinali, 1523-24
olio su tela 155,5 cm x 119,5 cm, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.

Di certo nel ritratto fa bella mostra di sé un sontuoso manoscritto miniato alla corte angioina di Napoli verso la metà del XIV sec. da Cristoforo Orimina. Dopo la dispersione col Sacco di Roma del 1527 i passaggi del volume restano misteriosi fino alla riapparizione a Beckford nella collezione di Alexander Douglas, decimo duca di Hamilton (1767-1852), detto il Magnifico.

A sinistra: (Dettaglio rovesciato) Raffaello Sanzio, Ritratto di Leone X coi cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, 1518, olio su tela 155,5 cm x 119,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.
A destra: la Bibbia Hamilton Kupferstichkabinett der Staatliche Museen (zu Berlin – Preußischer Kulturbesitz) cat. Kupferstichkabinett 78 E 3, foglio foglio 400 v.

Nel 1882 il nipote William, dodicesimo duca di Hamilton, dopo aver dilapidato le fortune della famiglia affidò a Sotheby’s e Christie’s migliaia di libri, arredi e dipinti ereditati. Ma l’asta di Christie’s con 692 manoscritti non ebbe luogo perché una commissione di funzionari berlinesi guidata da Friedrich Lippmann del Kupferstichkabinett riuscì nel 1882, prima della vendita ufficiale, con una complessa trattativa, ad acquistare per intero la collezione.
Da allora la “bibbia Hamilton” è al Kupferstichkabinett Berlin dove nel 1931 Paul Wescher la riconobbe come quella raffigurata nel dipinto di Raffaello.

Bibliografia e sitografia:

A. Cerasuolo, Andrea del Sarto a Capodimonte. Una replica di bottega e una copia d’autore. in “Andrea del Sarto e Dintorni”. a cura di Claudio Seccaroni, Nardini Editore, Firenze 2018.

Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, 1568, pag. 378.

Google Art Project and Culture, Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli

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