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Macchine d’allegrezze

Giovanni Battista Falda (1643–1678), La Girandola di Castel Sant'Angelo, Rome, 1692-1702, 44.3 x 67.2 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York, Harris Brisbane Dick Fund (fonte) http://www.metmuseum.org/Collections/search-the-collections/341738
Giovanni Battista Falda (1643–1678), La Girandola di Castel Sant’Angelo, Rome, 1692-1702, 44.3 x 67.2 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York, Harris Brisbane Dick Fund (fonte). Ad amplificare l’effetto spettacolare della girandola era la presenza del riverbero delle acque del Tevere.

I fuochi pirotecnici erano e sono una componente essenziale dello spazio/tempo festivo. Essi con le loro esplosioni segnano e qualificano episodi rituali animandone e scandendone lo svolgimento, sottolineandone i momenti apicali, fungendo da indicatori di limiti spaziali e temporali. L’intenzione di questo intervento è quello di fornire vari appunti su alcuni aspetti salienti della storia della pirotecnica e dei rapporti tra questa pratica spettacolare e gli artisti dei secoli XVI e XVII.

Va ricordato che le macchine pirotecniche sono universalmente presenti negli usi festivi non solo per il loro indubbio esito spettacolare, ma soprattutto perché hanno sostituito un elemento centrale di ogni rito umano: il fuoco vero e proprio. [ … ] In un certo senso sembrano accompagnare e insieme testimoniare la trasformazione di riti legati al calendario agrario e religioso in riti urbani legati a esigenze di tipo istituzionale e politico. Non è un caso, per esempio, che esse siano state largamente e immediatamente adoperate nelle feste urbane in onore di san Giovanni (cronache fiorentine registrano il fatto già a partire dal XIV secolo), feste che [ … ],si caratterizzavano per l’uso rituale dell’acqua e del fuoco. Né è casuale il fatto che le macchine pirotecniche abbiano raggiunto forme e dimensioni probabilmente insuperate nelle feste urbane barocche, feste che tradussero in termini di spettacolo per le masse tradizioni di altra e diversa origine rituale

Sin dalla loro comparsa in Europa i fuochi artificiali venivano montati su “macchine” ovvero aggiogati a strutture che imitavano carri, figure o strutture architettoniche. L’uso di grandi apparati pirotecnici si inserisce nella tendenza a spettacolarizzare uno spazio, ad attrezzarlo per mutarne uso e significato, sostituendo alla sua quotidiana percezione un’altra tanto più meravigliosa quanto effimera. Le occasioni erano le ricorrenze religiose, le nascite, le guarigioni, le entrate trionfali e le elezioni. In quanto segno della benemerenza del sovrano di turno le “macchine” si rifacevano a temi mitologici a volte esplicitati con cartelli esplicativi. I programmi ideologici, destinati al pubblico colto, erano ovviamente quelli della storia sacra o profana, della mitologia o dell’astrologia: su tutte le storie di Tetide, Vulcano, Achille e Apollo. Al popolo invece, incapace di decodifiche così sottili, veniva lasciato tutto lo stupore immediato di uno spettacolo fatto di grandezza e ricchezza.

L’incendio è un fenomeno terrificante, catastrofico, ma anche forza benefica addomesticata a produrre un determinato effetto. Lo spettacolo pirotecnico era così percepito attraverso una continua oscillazione emotiva fra gioia e paura, attrazione e repulsione, fino all’apoteosi catartica, che coincideva con la distruzione della macchina

Interessantissimi risultano anche gli aspetti relativi alla produzione di giochi d’artificio, inizialmente ad esclusiva fiamma bianca. Tale manifattura era legata a sistemi di lavoro esclusivamente manuali. Gli occhi e le mani degli uomini erano i mezzi più affidabili ed economici per le diverse fasi della lavorazione: il taglio delle carte e delle micce, la setacciatura delle polveri e delle miscele, la fabbricazione degli involucri, degli “scoppi”, delle spolette e la “spagatura” delle bombe. Quello della pirotecnia era un mondo di uomini difficili, che vivevano confrontandosi spesso con la morte o con gravi mutilazioni, ai margini della legalità e spesso assai oltre; un mondo poco conosciuto e detentore di specifici linguaggi, pratiche, tecniche difficilmente tramandate al di fuori della bottega per la gelosia dei diversi artefici.

“E perché era costume della città di Fiorenza fare quasi ogni anno per la festa di San Giovanni Battista in sulla piazza principale, la sera di notte, una girandola, cioè una machina piena di trombe di fuoco e di razzi et altri fuochi lavorati, la quale girandola aveva ora forma di tempio, ora di nave, ora di scogli e talora d’una città o d’uno inferno, come più piaceva all’inventore, fu dato cura un anno di farne una al Tribolo, il quale la fece, come di sotto si dirà, bellissima.

Il passo citato proviene dalle celebri “vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori” di Giorgio Vasari che nella biografia dedicata al bizzarro personaggio de Il Tribolo, (pseudonimo di Niccolò di Raffaello di Niccolò dei Pericoli) ci fornisce alcune utili nozioni di pirotecnia.

E perché delle varie maniere di tutti questi così fatti fuochi, e particolarmente de’ lavorati, tratta Vannoccio Sanese et altri, non mi distenderò in questo; dirò bene alcune cose delle qualità delle girandole. Il tutto adunque si fa di legname con spazii larghi che spuntino in fuori da piè, acciò che i raggi, quando hanno avuto fuoco, non accendano gl’altri, ma s’alzino mediante le distanze a poco a poco del pari, e secondando l’un l’altro, empiano il cielo del fuoco che è nelle grillande da sommo e da piè; si vanno, dico, spartendo larghi, acciò non abrucino a un tratto e facciano bella vista. Il medesimo fanno gli scoppi, i quali, stando legati a quelle parti ferme della girandola, fanno bellissime gazzarre. Le trombe similmente [si] vanno accomodando negli ornamenti e si fanno uscire le più volte per bocca di maschere o d’altre cose simili. Ma l’importanza sta nell’accomodarla in modo che i lumi, che ardono in certi vasi, durino tutta la notte e faccino la piazza luminosa: onde tutta l’opera è guidata da un semplice stoppino, che bagnato in polvere piena di solfo et acqua vita, a poco a poco camina ai luoghi dove egli ha di mano in mano a dar fuoco, tanto che abbia fatto tutto. E perché si figurano, come ho detto, varie cose, ma che abbino che fare alcuna cosa col fuoco e sieno sottoposte agli incendii et era stata fatta molto inanzi la città di Soddoma e Lotto con le figliuole che di quella uscivano, et altra volta Gerione con Virgilio e Dante addosso, sì come da esso Dante si dice nell’Inferno, e molto prima Orfeo che traeva seco da esso inferno Euridice, et altre molte invenzioni -, ordinò Sua Eccellenza che non certi fantocciai, che avevano già molt’anni fatto nelle girandole mille gofferie, ma un maestro eccellente facesse alcuna cosa che avesse del buono. Per che datene cura al Tribolo, egli con quella virtù et ingegno che avea l’altre cose fatto, ne fece una in forma di tempio a otto facce bellissimo, alta tutta con gl’ornamenti venti braccia; il qual tempio egli finse che fusse quello della Pace, facendo in cima il simulacro della Pace che metta fuoco in un gran monte d’arme che aveva a’ piedi; le quali armi, statua della Pace, e tutte altre figure che facevano essere quella machina bellissima, erano di cartoni, terra e panni incollati, acconci con arte grandissima: erano, dico, di cotali materie, acciò l’opera tutta fusse leggèri, dovendo essere da un canapo doppio, che traversava la piazza in alto, sostenuta per molto spazio alta da terra. Ben è vero che essendo stati acconci dentro i fuochi troppo spessi e le guide degli stopini troppo vicine l’una all’altra, che datole fuoco, fu tanta la veemenza dell’incendio, e grande e sùbita vampa, che ella si accese tutta a un tratto et abbruciò in un baleno dove aveva a durare ad ardere un’ora almeno; e, che fu peggio, attaccatosi fuoco al legname et a quello che dovea conservarsi, si abbruciarono i canapi et ogni altra cosa a un tratto, con danno non piccolo e poco piacere de’ popoli. Ma quanto apartiene all’opera, ella fu la più bella che altra girandola la quale insino a quel tempo fusse stata fatta già mai.

Fa un certo effetto notare che il colto Vasari conoscesse il trattato di Vannoccio Biringuccio (1480 – ?1539) nativo di Siena. Il trattato di Vannoccio, De la pirotechnia (1540), spaziava dalla mineralogia alla lavorazione de metalli, dalle oreficerie alla fusione di campane e artiglierie. Nell’ultima parte di questa opera il Vannoccio, che tratta di mineralogia  per “non volere ch’il fine di questo mio scrivere tenga ponto di stile di tragedia” si propone di illustrare, come in un lieto fine, le possibilita spettacolari offerte dai fuochi artificiali “che si fanno à letitia, e piacevolezza, quali (per contrario) in cambio di schiffarli, invitano li popoli, à desiderar di uederli“.

Una xilografia dal De la pirotechnia di Vannoccio Biringuccio che rappresenta due grosse lanterne accese sulla merlatura di Castel Sant'Angelo.
Una xilografia dal De la pirotechnia di Vannoccio Biringuccio che rappresenta due grosse lanterne accese sulla merlatura di Castel Sant’Angelo.

Il De la pirotechnia di Vannoccio ci fornisce anche una vivida descrizione della Girandola di Castel Sant’Angelo, il più antico spettacolo pirotecnico romano, organizzato annualmente dalla festa di San Pietro e Paolo del 1481 (pontificato di Sisto IV):

Hor di tutte le dette feste, questa sola è rimasta in Roma, in Castel Santo Angelo, nelle creationi, o coronazioni de Pontifici, o altre grand’allegrezze: ma invece della composizione della machina fanno servire tutto il castello, che invero è molto vago di forma, massimamente, che l’adorneno, co’l mettervi tal fuochi per ogni aperto de merli: e sopra ciascuno poi pogono due lanternini, fatti d’un foglio di carta bianca sopra un vaso tondo di terra: et mettonvi poi dentro un candelo per ciascuno acceso, per la notte: il che, per la distantia della vista, vedere quella bianchezza lucida & trasparente, con quantità ordinata, mostra un molto bel vedere: appresso ciò, come questi sono accesi, fansi poi scaricare un gran numero di code l’artiglierie, in due riprese, che tutte gittano in alto palle di fuoco nell’aria, talche pare una stella: et ultimamete si spezza: al terzo giro poi, tirano molti razzi, longhi un palmo, che tengano dalle tre alle quattro oncie di polvere l’uno, & questi sono talmente ordinati, c’ancho dapoi che son andati in alto con una longa coda, & ove pare che egli habbino finito, schioppano, et mandano fuori sei over otto piccoli raggi per ciascadauno: fannovi ancho girandolini, trombe, fiamme, e lumiere: e infino le arme del Papa, di tale composizione di fuochi: e poi nella maggiore sommità del castello, ove è l’Angelo, vi è attaccato, e adattato all’arbore dello stendardo la forma di una gran stella, laqual contiene molti raggi: tal che, concludendo, il fuoco tanto s’accende, che quando che artiglierie tirano,s’accendono ancho le trombe, gli raggi, gli soffioni, le palle, e vedonsi una andar in qua, e l’altra in là: e finalmente altro che fuoco e fumo non si discerne, di maniera che tal fuoco si può allhora assimigliare propriamente à quello dell’infermo

I fuochisti romani della Girandola non costruiscono la “macchina” per il fuoco in quanto usano per struttura l’imponente architettura circolare di Castel Sant’Angelo. In corrispondenza di ogni merlatura vengono accesi delle grosse lanterne in terracotta mentre le scariche dei mortai dalla carica “spezzata” spandono nel cielo luminosi petali. La citazione del Vasari e la notizia che alla Girandola di Castel Sant’Angelo abbiano contribuito anche i progetti di Michelangelo Buonarotti e il Cavalier Bernini allarga anche alla pirotecnia le competenze degli artisti del XVI e XVII secolo.

joseph Wright of Derby( 1734-1797), Firework Display at the Castel Sant' Angelo in Rome (La Girandola), 1779, olio su tela, 162,5x213cm, Palazzina inglese del Peterhof, San Pietroburgo.
joseph Wright of Derby( 1734-1797), Firework Display at the Castel Sant’ Angelo in Rome (La Girandola), 1779, olio su tela, 162,5x213cm, Palazzina inglese del Peterhof, San Pietroburgo.

La rappresentazione di questi grandiosi spettacoli per mezzo di incisioni divenne un soggetto molto richiesto al fine di lasciare una testimonianza figurativa dell’evento. Fissare in disegno il dinamismo del fuoco e del fumo fu una vera e propria sfida in cui si cimentarono molti artisti. Spesso queste stampe non erano realizzate ad evento compiuto ma l’effetto era immaginato in anticipo dato che queste macchine “d’allegrezze” venivano scoperte solo poco prima dell’accensione. Evidentemente agli artisti era permesso visitare il cantiere. Il ricordo dei fuochi d’artificio serviva a scopi diversi, corredando le illustrazioni con spiegazioni del loro contenuto allegorico da distribuire alla corte e vendere al pubblico durante l’esibizione. Le rappresentazioni che ci sono pervenute rendono bene l’idea del tentativo di tradurre l’effimero in imperituro e oggi risultano particolarmente attraenti per la splendida confusione di quelle scie.

Un aspetto meno conosciuto dell’attività del pittore Claude Lorrain è proprio quella di incisore di acqueforti che ritraggono gli spettacoli pirotecnici allestiti in piazza di Spagna per celebrare l’elezione di Ferdinando III d’Asburgo nel 1637, vero e proprio unicum nella produzione artistica del noto paesaggista. 
Sua fu inoltre la scelta di rappresentare i fuochi mediante un’inedita sequenza di immagini, mai più ripresa nella storia delle rappresentazioni effimere, consentendo di mostrare la dinamica di rottura delle macchine pirotecniche. […] La stratificazione fantastica di diverse macchine l’una dentro l’altra ha, fra i tanti precedenti, l’apparato per le feste del 1626 a Mantova nelle quali si assistette alla trasformazione di una torre in un tempio. E poi l’artificio rappresentativo della sequenza che eraun tentativo per rendere più precisa e spettacolare la memoria di quelle feste, anticipando in qualche misura le tantesuccessive rappresentazioni del movimento, che sfocerannoinfine nel cinema. […] Già allora le immagini catastrofiste affascinavano il pubblico. Le sequenze di Claude amplificano, rispetto alle statiche immagini delle altre incisioni, il fascino della distruzione, del crollo di scenari costosi, surrogatorio di un piacere proibito ai più e che esiste da sempre.
Suggestione interessante, quella cinematografica, suggerita da Sergio Bettini, se con una breve invasione di campo nell’arte contemporanea consideriamo l’estetica del Futurismo (in particolare Francesco Cangiullo) e l’opera catastrofista di Jean Tinguely “Homage to New York che presentò nel 1960 al Museum of Modern Art di New York, un monumento di meccanismi e rottami di ferro destinato all’autodistruzione.
Applausi festivi fatti da Luigi Manzini a Roma per l’elezione di Ferdinando III (Roma, 1637). Il volume descrive meticolosamente, con parole e immagini, i festeggiamenti commissionati dal cardinale di Savoia per la visita a Roma del neoeletto imperatore Ferdinando III nel 1637. L’allestimento consisteva in una macchina per fuochi artificiali che simulava l’Etna destinata ad una serie di intricate metamorfosi nel corso di tre sere. Il un pirotecnico tour-de-force “ha stregato gli occhi e li ha resi assonnati di meraviglia e delizia […] draghi, chimere e altre bestie infernali sputavano fuoco da bocca aperta mascelle, un sole e una luna crescente hanno fatto una battaglia aerea, e le figure portate dal cielo si sono alzate e cadde in un tripudio di fuoco.”
Luigi Grattagrassi, Ignazio Sclopis (incisore), Prospetto dello spettacolo dato dal ill.mo ed eccelso senato nella piazza d'Armi detta del mercato ¡I di 2 giugno 1785 in occasione del passaggio delle L.L.M.M. Siciliane Fuochi artificiali in forma di Vesuvio allestiti in Bologna per la visita di Ferdinando I, Re di Napoli e Sicilia, 2 giugno 1785 Aquatinta 44.7 x 63.5 cm.
Luigi Grattagrassi, Ignazio Sclopis (incisore), Prospetto dello spettacolo dato dal ill.mo ed eccelso senato nella piazza d’Armi detta del mercato ¡I di 2 giugno 1785 in occasione del passaggio delle L.L.M.M. Siciliane Fuochi artificiali in forma di Vesuvio allestiti in Bologna per la visita di Ferdinando I, Re di Napoli e Sicilia, 2 giugno 1785 Aquatinta 44.7 x 63.5 cm.

 

Bibliografia e sitografia:

Kevin Salatino, Incendiary Art: The Representation of Fireworks in Early Modern Europe, ed. The Getty Research Institute Publications and Exhibitions Program
Bibliographies & Dossiers, 1997.

Per la serie completa delle incisioni di Claude Lorrain: Corsacci, Ferrante, Relatione delle feste fatte dell’ Excellentiss. Sig. Marchese di Castello Rodrigo… , 1637 Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie.

Mario Gori Sassoli, Apparati architettonici per fuochi d’artificio a Roma nel Settecento, Charta, Milano 1994.

Biringuccio, Vannoccio, Pirotechnia : li diece libri della pirotechnia : nelli quali si tratta non solo di diversità delle minere, ma ancho quanto si ricerca alla prattica di esse: e di quanto […]. [Venedig] : [Comin da Trino di Monferrato], 1558. ETH-Bibliothek Zürich, Rar 13, http://doi.org/10.3931/e-rara-9541 / Public Domain Mark.

Giorgio Vasari, “Vita di Niccolò detto il Tribolo scultore e architettore”, Le Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori, 1568.

Luigi Allegri; Renato Di Benedetto, La Parma in Festa : spettacolarità e teatro nel Ducato di Parma nel Settecento (Società e Cultura del Settecento in Emilia e Romagna, Studi e Ricerche), Modena, Mucchi Editore, 1987.
Le fotografie e i filmati qui presentati, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

 

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