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Motel Tutankhamon

Nel 1985 le tariffe postali per la junk mail pubblicitaria vengono improvvisamente, e drammaticamente, diminuite. Le conseguenze sono nefaste: il Nord America ne viene letteralmente sepolto e una terribile reazione a catena ambientale decreta la fine di una delle civiltà più avanzate del mondo antico.

Nell’anno 4022, tra le rovine dell’antica nazione degli “USA”, l’archeologo Howard Carson fa una scoperta tanto eccezionale quanto casuale: una stanza da motel mummificata che il maldestro protagonista scambia per un antico sepolcro.

Rilievo grafico della camera funeraria 26: Grande altare (n.1), corpo del deceduto disteso su una base cerimoniale (n. 5). Tra le sue mani il sacro comunicatore (n. 3) al suo polso una fascia dorata flessibile(n. 4). I segni dell'antico rituale funerario erano ovunque. Una varietà di indumenti, tra cui il piatto cerimoniale sul torace (n. 2) e le scarpe progettate per contenere monete (n. 6) erano sparse per la camera. Vari contenitori per libagioni e offerte sull'altare e attorno alla piattaforma. Una statua della divinità WATT, che rappresentava la compagnia eterna e l'illuminazione, si ergeva fedelmente accanto alla piattaforma. Per garantire il massimo comfort durante la vita eterna, nella stanza sono stati collocati diversi mobili meravigliosamente lavorati, insieme a capi aggiuntivi impilati con cura in una capsula rettangolare appositamente progettata. Forse l'oggetto più importante nella camera era l'ICE (n. 14).
Rilievo grafico della camera funeraria 26: Grande altare (n.1), corpo del deceduto disteso su una base cerimoniale (n. 5). Tra le sue mani il sacro comunicatore (n. 3) al suo polso una fascia dorata flessibile(n. 4). I segni dell’antico rituale funerario erano ovunque. Una varietà di indumenti, tra cui il piatto cerimoniale sul torace (n. 2) e le scarpe progettate per contenere monete (n. 6) erano sparse per la camera. Vari contenitori per libagioni e offerte sull’altare e attorno alla piattaforma. Una statua della divinità WATT, che rappresentava la compagnia eterna e l’illuminazione, si ergeva fedelmente accanto alla piattaforma. Per garantire il massimo comfort durante la vita eterna, nella stanza sono stati collocati diversi mobili meravigliosamente lavorati, insieme a capi aggiuntivi impilati con cura in una capsula rettangolare appositamente progettata. Forse l’oggetto più importante nella camera era l’ICE (n. 14).

Segue una febbrile attività di catalogazione e di studio dei contenuti di questa camera funeraria. Una cuffia per la doccia è identificata come un “copricapo cerimoniale”, il gabinetto è inteso come “urna sacra” e così via. Ad un certo punto la compagna dell’improvvisato archeologo, Harriet Burton, decide di indossare questi tesori inestimabili.

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Presto Harriet, moglie dell’archeologo, insistette perché le venisse permesso di indossare alcuni di quei tesori inestimabili, la richiesta arriva mentre Carson stava interpretando dei segni di impatto sulla parte superiore e sui lati dell’altare (n.1). Per il resto della giornata, Harriet si aggirò orgogliosamente per il sito indossando il Collare Sacro e la fascia abbinata, inclusi gli ornamenti in plastica e la squisita catena d’argento con ciondolo. La scena è una parodia della celebre foto del 1874 che ritrae Sofia Schliemann, seconda moglie del celebre uomo d’affari e archeologo, mentre indossa dei gioielli del cosiddetto “tesoro di Priamo”, oggi al Museo Puskin di Mosca.
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Copertina del volume “Motel of the Mysteries” di David Macaulay, 1979.

Gli oggetti ritrovati in questa “camera sepolcrale” vengono trasportati meticolosamente in un museo, dove presto si paleserà tutta la soggezione dei visitatori. Le repliche di alcuni oggetti sono vendute in un negozio di articoli da regalo mentre volenterosi performer mettono in scena una fedele ricostruzione delle cerimonie funebre dell’epoca.

Questa è, in breve, la bizzarra storia di “Motel of the Mysteries” (1979) opera dell’illustratore e divulgatore di origini britanniche David Macaulay, noto nella cultura angloamericana per libri come “Castle” o “Underground”, volumi splendidamente illustrati a penna e inchiostro che mostrano la funzione e la struttura di castelli, cattedrali, città, navi, mulini, piramidi e una miriade di altre meraviglie tecnologiche del mondo antico.

“Motel of the Mysteries”, ambientato centinaia di anni dopo il fantomatico cataclisma di cui abbiamo fatto cenno, si propone di dettagliare la scoperta di un complesso di templi del “mondo antico” (il motel del titolo) e il suo successivo scavo e interpretazione dei reperti.

Il protagonista del motel è Howard Carson, parodia abbastanza esplicita di Howard Carter, l’archeologo inglese scopritore della tomba di Tutankhamon: non per nulla il motel è chiamato Toot ‘N’C’Mon e l’ironia di fondo del racconto riguarda l’interpretazione acritica degli oggetti che vengono da lui riscoperti nell’incontaminata “tomba 26” (in realtà la stanza 26), riletti a posteriori come artefatti religiosi usati per la decorazione di quella che viene artificiosamente interpretata come una camera funeraria, assegnando così un valore rituale a bottiglie vuote e al televisore:

Questa magnifica struttura, verso la quale tutto era diretto nella camera, rappresenta l’essenza della comunicazione religiosa praticata dagli antichi nordamericani. Sebbene fosse in grado di comunicare con un gran numero di dei, l’altare sembra essere stato inteso principalmente per la comunione con gli dei MOVIEA e MOVIEB. A giudicare dai segni di impatto sulla parte superiore e sui lati dell’altare, alcuni aspetti di questa comunicazione dipendevano dal martellamento della superficie. La comunicazione con l’altare è simbolicamente proseguita nella vita eterna mettendo la scatola del comunicatore nella mano del defunto. Al di sotto della squisita superficie in vetro dell’altare vi è un certo numero di distanziali sigillati per le offerte.

In assenza di corrispondenze documentali tutti gli oggetti ritrovati diventano oggetto di congetture che trasformano un weekend di un paio di giorni in un economico motel in qualcosa di epico e glorioso, e potenzialmente definitivo.

Dopo le sezioni che descrivono dettagliatamente lo scavo e il catalogo della mostra successiva, dove l’effimero della nostra vita quotidiana viene trattato con tutta la reverenza che potremmo accordare a un antico reperto punico, il libro elenca anche i souvenir disponibili nell’immancabile negozio di souvenir destinati allo sfoggio delle credenziali culturali del turista.

“Motel of the Mysteries” non è solo un’opera stravagante e buffa ma è anche un’amara riflessione sul turismo di massa, sulla mercificazione museale, sul sensazionalismo, sulla sovrainterpretazione dell’opera, sull’archeologia del mistero e su ciò che rimane dopo il fugace momento di dominio di una civiltà.

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