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Umberto Zanotti Bianco

Umberto Zanotti Bianco e l'archeologa Paola Zancari Montuoro sulle rive del fiume Sele, aprile 1934.
Umberto Zanotti Bianco e l’archeologa Paola Zancani Montuoro sulle rive del fiume Sele, aprile 1934.
Fu combattente insieme a Salvemini nella prima guerra mondiale,    nonostante fosse stato esentato dal servizio militare. Durante uno degli assalti al monte S. Michele fu ferito gravemente, guarendo miracolosamente, per tutta la vita risentì  i postumi di questo trauma. Nel 1925 in segno di dissenso arrivò a consegnare la sua medaglia d’argento al valore.
Zanotti Bianco combatté insieme a Gaetano Salvemini nella prima guerra mondiale, nonostante fosse stato esentato dal servizio militare. Durante un assalto al monte S. Michele fu ferito gravemente, per tutta la vita risentì  i postumi di questo trauma. Nel 1925 in segno di dissenso nei confronti del Regime arrivò a riconsegnare la sua medaglia d’argento al valore.

Decidiamo di parlare di Umberto Zanotti Bianco non per svelarne chissà quali aspetti inediti quanto per iscriverlo nel nostro pantheon. Tralasceremo quindi i più minuti dettagli biografici per rendere semplicemente omaggio, in poche righe, alla sua onestà intellettuale senza compromessi, alla sua fedeltà concreta e senza riserve per suo paese e per la sua storia, e quasi per diretta conseguenza, alla sua attività nel campo della tutela del patrimonio archeologico della Magna Grecia.

Umberto Zanotti Bianco fu uno dei personaggi più cosmopoliti del XX secolo italiano, una personalità forte e integerrima plasmata da un contesto sociale ormai soppiantato dalle infestazioni di rancorosi pigmei.
Fu forse l’educazione familiare, il severo collegio barnabita “Carlo Alberto” di Moncalieri, oppure le letture giovanili di Fogazzaro e dei suoi amati russi: Lev Tolstòj, Vladimir S. Solov’ev, Maksim Gor’kij ad ispirare la sua condotta. Ma la combinazione risultante è decisamente più complessa di questa semplice somma.

Sento un profondo bisogno di edificare nella mia vita qualche cosa su cui posare fidente l’animo stanco di lotte e di solitudine; di ricercare fra le crudele tenebre che ci circondano la luce che mi rischiari la via, e m’infonda il coraggio di vivere.1

Si potrebbe far iniziare la storia di Zanotti Bianco col terribile sisma di Messina del 1908. Il cataclisma risvegliò in molti intellettuali italiani una nuova attenzione alla cosiddetta “questione meridionale”.

3356588_1746_zancani_monutoro_e_zanotti_biancoL'archeologa Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco a Paestum, fine anni '50 (?)
L’archeologa Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco a Paestum, fine anni ’50 (?)

Anche Umberto Zanotti Bianco accorse a Reggio Calabria per prestare il suo aiuto, stringendo presto amicizia con Gaetano Salvemini, che in quella tragedia perse tutta la sua famiglia: moglie, cinque figli e una sorella. 

Questa seconda generazione di “meridionalisti” diede vita nel 1910 all’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI), della quale il nostro Zanotti fu tra i soci fondatori e uno dei suoi agenti più attivi (fino a diventarne presidente nel 1951).

L’esperienza calabrese mise in contatto Zanotti Bianco con quegli esuli russi che si unirono ai soccorsi, in particolare con Maksim Gor’kij, anch’egli a Reggio Calabria dal gennaio del 1909. Le iniziative dello scrittore per le raccolte fondi in Russia a favore dei terremotati italiani avevano segnato l’inizio di questa lunga amicizia, coltivata con diverse visite a Capri presso la residenza di Gor’kij, dove Zanotti Bianco spesso si esibiva come pianista.

Il suo naturale cosmopolitismo lo coinvolse in diverse cause internazionali, come quando nel 1925, in seguito ad una seconda ondata del genocidio armeno Zanotti Bianco e l’ANIMI, sollecitati dal poeta armeno Hrand Nazariantz, accoglieranno diversi profughi in un insediamento molto attivo e intraprendente chiamato “Nor Arax”, con relative manifatture di tappeti nella provincia di Bari (“Società italo-armena dei tappeti orientali” fondata nel 1927).

Individuo colto ed intelligente, va svolgendo una intensa quanto cauta attività contrara al Regime, tanto più perniciosa in quanto dimostra una speciale abilità nel mascherarla. Conta vaste conoscenze con persone notoriamente avverse al Regime. Al riguardo, anzi, è bene tenere presente che, come venne riferito da fonte seria e attendibile, il predetto Zanotti era tenuto in particolare considerazione dal noto fuoriuscito Carlo Rosselli, il quale farebbe molto assegnamento sullo Zanotti stesso, che ha definito ‘amico sicuro e fidato’. 2

Inutile dire che Zanotti fu un liberale convinto, e che fu antifascista della prima ora, senza tentennamenti e incertezze, nemico della violenza e degli obiettivi autoritari del mussolinismo. Zanotti non poteva in alcun modo identificarsi con un movimento volgare e plebeo quale il fascismo gli apparve.

Si aggiunga inoltre che Regime fu profondamente disinteressato alla “questione meridionale” e che contrastò in tutti i modi l’attività intellettuale che non avvalorava il suo grossolano impianto ideologico. Inutile dire che il nostro Umberto Zanotti Bianco venne sottoposto a sorveglianza speciale.

Nel 1920 Umberto Zanotti Bianco fondò la società Società Magna Grecia, insieme all’archeologo roveretano Paolo Orsi e dal giugno del 1934 investe in una delle scoperte più importanti della storia delle ricerche in Magna Grecia: l’individuazione del santuario di Hera alla foce del Sele insieme all’archeologa partenopea Paola Zancani Montuoro.

Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco ripuliscono una statuetta fittile di una Hera con patera rinvenuta nel santuario di Hera Argiva di Paestum (anni '50).
Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco ripuliscono una statuetta fittile di una Hera con patera rinvenuta nel santuario di Hera Argiva di Paestum (anni ’50).

Ma subito dopo la scoperta dell’Heraion, il governo fascista, che sottopose Zanotti Bianco a vigilanza politica perfino tra le paludi della foce del Sele, sciolse l’organo direttivo della Società Magna Grecia. La romanità propagandata dal regime doveva essere tutelata dalla grecità sostenuta da quelle straordinarie scoperte archeologiche. Ostacolò quindi le attività di Zanotti Bianco e la sua nuova passione. Essa si ricostituì subito a Milano con il nome di Paolo Orsi, cosicchè lo scavo alle foci del Sele potè proseguire fino all’interruzione, nel 1940, a causa dell’entrata in guerra dell’Italia sul fronte greco. 

Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancari Montuoro nei pressi del Tempio di Hera a Paestum.
Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancani Montuoro nei pressi del Tempio di Hera a Paestum.

Tra gli scavi condotti dalla Società Magna Grecia elenchiamo: Hipponion (nel 1921), Sibari (1928-1932), Metaponto (1925-1927), Velia (1927), Marina di Nicotera (1927), Himera (1929-1930), Leontini (1930), Agrigento (1930-1931), Sant’Angelo Muxaro (1931-1932), l’Heraion del Sele (1934-1958?), Metauro (1959).

Umberto Zanotti Bianco presso il sito magnogreco di Sibari, pur di partecipare allo scavo sfuggì alla sorveglianza speciale per scavare e scoprire in 20 giorni la Sibari greca. Venne poi fermato e allontanato perché il Provvedimento di Sorveglianza aveva stabilito nel 1928 che non dovesse mettere più piede in Calabria. Nel gennaio 2013 gli scavi di Sibari si allagarono compromettendo per sempre l'integrità dell'area archeologica.
Umberto Zanotti Bianco presso il sito magnogreco di Sibari (1932), pur di partecipare allo scavo sfuggì alla sorveglianza speciale per scavare e scoprire in 20 giorni la Sibari greca. Venne poi fermato e allontanato perché il Provvedimento di Sorveglianza aveva stabilito nel 1928 che non dovesse mettere più piede in Calabria. Nel gennaio 2013, in seguito ad anni di incuria, gli scavi di Sibari si allagarono compromettendo per sempre l’integrità dell’area archeologica.

Per Umberto Zanotti Bianco l’archeologia non fu affatto una nobile ed aristocratica delectatio, bensì il naturale sviluppo di una regola di vita e necessaria integrazione dell’azione civile destinata ad alimentare, con il recupero della Magna Grecia, la coscienza storica di quanti sentivano il problema del Mezzogiorno d’Italia. Tale opera di tutela proseguì su scala nazionale con la fondazione di Italia Nostra nel 1955, di cui fu primo presidente, carica che ricoprì fino alla sua scomparsa (Roma, 28 agosto 1963).

  1. Dal Diario di Umberto Zanotti Bianco, 28 marzo 1907, archivio dell’A.N.I.M.I.
  2. Da un rapporto su Umberto Zanotti Bianco del Ministero dell’Interno a quello degli Esteri, 30 giugno 1934.

Bibliografia e sitografia

AA.VV.,”Umberto Zanotti Bianco (1889-1963)”, Collezione di studi Meridionali, ed a cura dell’Associazione per il Mezzogiorno, Roma, 1979.

Nathalie de Haan, « The “Società Magna Grecia” in Fascist Italy », Anabases [Online], 9 | 2009, Messo online il 01 mars 2012, (consultato il 31 maggio 2018)

F. Senatore, “Umberto Zanotti Bianco e gli esuli russi di Capri’, in Conoscere Capri 4, Capri 2006, pp. 109-115.(consultato il 31 maggio 2018)

S. Settis, “La lezione di Umberto Zanotti Bianco”, postfazione al volume di Mirko Grasso, Costruire la democrazia. Umberto Zanotti Bianco tra meridionalismo ed europeismo, ed. Donzelli, 2015.(consultato il 31 maggio 2018)

Le fotografie e i filmati qui presentati, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

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