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Autentico, copia e succedàneo

Il 17 maggio del 1958 un entusiasta André Malraux dichiarò durante una conferenza alla Fondazione Cini che se mai si fosse ritrovato in una posizione di potere, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata quella di assicurare la restituzione delle “Nozze di Cana” del Veronese alla città di Venezia. Quando in effetti divenne ministro della cultura del governo De Gaulle (1959–1969), e Vittorio Cini rinnovò la richiesta per la restituzione, tale resa venne accantonata per ragioni politiche.
L’opera in questione dal 11 settembre del 1797 campeggia nella sala della Monna Lisa al Louvre, sequestrata come bottino di guerra dal monastero veneto di San Giorgio Maggiore da commissari francesi dell’esercito napoleonico. Soltanto 210 anni dopo si decise di rimediare all’ammanco con una operazione che ha dello straordinario:

 Nessuna copia, nessun originale. Per imprimere a un pezzo il marchio dell’originalità, si deve applicare alla sua superficie l’enorme pressione che solo un gran numero di riproduzioni può procurare. Dunque, nonostante la reazione impulsiva “Ma questo è solo un fac-simile”, dovremmo rifiutarci di decidere troppo in fretta quando valutiamo il valore di un originale o della sua riproduzione.

Quest’affermazione apodittica descrive bene l’entusiasmo dei protagonisti dell’impresa che ha restituito “Le nozze di Cana” di Paolo Caliari, detto il Veronese, al suddetto refettorio del monastero. Sin dall’autunno del 2006 il museo del Louvre raggiunse un accordo con la Fondazione Giorgio Cini di Venezia per concedere all’azienda Factum Arte di Adam Lowe il permesso per digitalizzare l’immenso dipinto del Veronese al fine di dedurne una riproduzione di straordinaria qualità.

Paolo Caliari, detto Veronese (Verona, 1528 - Venezia, 1588), Le nozze di Cana, 1563, olio su tela, 677 cm x 994 cm. Musée du Louvre, Parigi.
Paolo Caliari, detto Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 1588), Le nozze di Cana, 1563, olio su tela, 677 cm x 994 cm. Musée du Louvre, Parigi.

Veniamo ai dati tecnici: per digitalizzare i 67,29 mq dell’opera, alla risoluzione più alta possibile, i tecnici della Factum Arte hanno dispiegato mezzi e competenze straordinarie, arrivando a costruire un sistema di scansione a colori senza contatto dotato di CCD di grande formato e luci LED integrate senza raggi ultravioletti e a minima dispersione di calore. Il sistema di scansione, muovendosi ad una distanza di 8 cm dalla superficie del quadro, registra in scala 1:1 alla massima risoluzione di 1200 dpi.
L’unità di acquisizione è montata su un braccio telescopico da 8 metri ed è dotato di martinetto e sensore ad ultrasuoni al fine garantire massima stabilità alla testina e distanza costante dalla superficie del quadro.

La parte bassa del dipinto è stata registrata usando un sistema di scanner 3D senza contatto, di produzione spagnola (NUB 3D), che permette di acquisire le asperità superficiali della tela senza fissare all’opera nessun marcatore. Il sistema di scansione NUB 3D Triple Light usa un mix di tecnologia ottica conosciuta come “triangolazione strutturata a luce bianca” e produce accurate misurazioni della superficie analizzando le deformazioni del pattern di luce sulla superficie di un oggetto. A causa della differenza tonale della superficie e della vernice è stata scelta un’opzione multi-esposizione. La dimensione del file di ciascuna unità è di circa 1 gigabyte, 185 di queste unità formano l’intero dipinto.

I tecnici di Factum Arte all'opera durante l'orario di chiusura del museo francese, si nota la contemporanea di scansione a CCD senza contatto e, in basso a destra, il NUB 3D Triple Light.
I tecnici di Factum Arte all’opera durante l’orario di chiusura del museo francese, si nota la contemporanea di scansione a CCD senza contatto e, in basso a destra, il NUB 3D Triple Light. (fonte)

Il fac-simile è stato stampato su una stampante piana, appositamente costruita da Factum Arte e basata sulla meccanica della stampante digitale Epson Pro 9600, modificata per inchiostri pigmentati a sette colori (ciano, ciano chiaro, magenta, magenta chiaro, giallo, nero e nero chiaro). Il movimento delle testine ha una precisione di qualche micron e possono essere regolate durante la stampa, il che permette una stampa a pigmenti su una tela preparata a colla animale, carbonato di calcio e gesso precipitato. Il tessuto della superficie delle 16 once di lino irlandese è composto da fibre di lino e fili miscelati con gesso.

Da sinistra: centinaia di riferimenti di colore presi dai tecnici di Factum Arte nel Louvre, la stampa con sistema Epson Pro 9600 modificato, la ripartizione in settori della scansione (37 colonne e 43 righe).
Da sinistra: centinaia di riferimenti di colore presi dai tecnici di Factum Arte nel Louvre, la stampa con sistema Epson Pro 9600 modificato, la ripartizione in settori della scansione (37 colonne e 43 righe).

Ora ci si chiede: è possibile che la versione veneziana, anche se proclama chiaramente che si tratta di un fac-simile, in realtà sia più originale dell’originale di Parigi? Jean Clair, famoso scrittore, curatore e storico dell’arte francese, in uno dei capitoli finali del suo L’inverno della cultura (2011), riflette sull’importanza e il ruolo delle copie contemporanee facendo proprio riferimento al caso veneziano:

 Cosa è meglio: un originale che, una volta depositato al Museo, ha perso la sua destinazione, o una copia che, recuperando la destinazione dell’originale, finisce per ritrovare un suo senso? Cosa è meglio: l’opera snaturata e deteriorata, oppure la copia, di qualità superiore all’originale, alla quale il luogo restituisce la sua ragione d’essere? […] Per quanto perfetta sia la riproduzione, per quanto alterato sia l’originale, quest’ultimo possiede una qualità, se non una virtù, la qualità della reliquia. […] Si preferirà Le Nozze di Cana del Louvre alla versione realizzata a Venezia, sebbene il quadro sia deteriorato, male illuminato e posto in un contesto che lo snatura, perché, si sa, o si crede di sapere, che é stato fatto dalla mano dello stesso artista. […] Staccate dalla loro origine e dalla loro funzione, le opere dei nostri musei sono diventate i nostri idoli.

In un altro punto Jean Clair sembra confondersi sulla differenza tra replica autografa, ovvero la riproduzione di un originale realizzata o da un autore diverso (d’après) da quello che ha eseguito il prototipo, e una sofisticata riproduzione meccanica:

 L’esempio della replica delle Nozze di Cana a Venezia porta a uno strano rovesciamento delle idee di Benjamin […] Dopotutto, l’arte grafica, le stampe, le incisioni, di Durer e tanti altri, erano tecniche di riproduzione correntemente usate, che non pregiudicavano l’aura dell’originale.

Gli ambienti del Cenacolo Palladiano con le originali boiserie in una stampa di Vincenzo Maria Coronelli, l'attuale rivestimento ligneo è stato realizzato dall'architetto Michele De Lucchi nel 2012.
Gli ambienti del Cenacolo Palladiano con le originali boiserie in una stampa di Vincenzo Maria Coronelli, l’attuale rivestimento ligneo è stato realizzato dall’architetto Michele De Lucchi nel 2012.

Più lucida la posizione di Salvatore Settis:

L’ impatto è straordinario, sin dalla soglia monumentale di accesso alla sala. È stato fatto un lavoro complesso con una tecnica mista digitale ma anche manuale, e il facsimile restituisce al luogo la sua completezza, ricreando un’ unità che in qualche modo ricorda il suo stato originale. È una approssimazione molto interessante, anche se bisogna ricordarsi che non è l’ originale.

Il fac-simile installato, di spalle Andrian Lowe, direttore di Factum Arte.
Il fac-simile installato, di spalle Andrian Lowe, direttore di Factum Arte. (fonte)

Se nella sala del Louvre l’opera è dotata di una straniante cornice dorata, è appesa bassa, è colpita da una luce zenitale e la sua fruizione è ostacolata dalla folla momentaneamente incollata in coda davanti alla Gioconda, un fac-simile resta tale in quanto una imitazione non restituirà gli aspetti fenomenologici dell’opera originale.
È altrettanto vero che un ottimo fac-simile, straordinariamente fedele, permette di rileggere l’opera di Veronese in un contesto che, purtroppo, è anch’esso solo parzialmente autentico: boiserie e pavimento originali sono andati perduti.
Esiste una necessità teorica di mantenere una distanza incolmabile tra un originale e i suoi derivati tecnologici.

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Un caso diverso da quello veneziano potrebbe essere il recente allestimento a Città del Messico, di una replica 1:1 della Cappella Sistina vaticana.
A Plaza de la República, a Città del Messico, poco distanti il monumento celebrativo della prima Revolución socialista del mondo, svettano le bandiere della Città del Vaticano.
La faraonica ricostruzione è rimasta nella capitale messicana fino al 30 giugno 2016 per poi iniziare un itineriario di tre anni nelle principali città del Paese (d
al 5 aprile 2017 si trova Centro Educativo y Cultural Del Estado De Querètaro – Ceceq “Manuel Gomez Morin”). Si tratta di un progetto approvato dagli stessi Musei Vaticani, la cui sola realizzazione è costata 2,4 milioni di dollari.

A sinistra: un visitatore all'interno della "Capilla Sixtina" a Città del Messico. A destra: la mole dell'edificio provvisorio e sullo sfondo il Monumento a la Revolución.
A sinistra: un visitatore all’interno della “Capilla Sixtina” a Città del Messico. A destra: la mole dell’edificio provvisorio e sullo sfondo il Monumento a la Revolución.


Il risultato è il prodotto del lavoro di 280 esperti messicani tra architetti ingegneri, scenografi, artisti, fotografi e operai edili, a capo dei quali vi è il controverso manager Antonio Berumen, ex talent-scout del pop messicano e poi membro della Comisión General Coordinatora delle visite pontificie in terra messicana dai tempi di Giovanni Paolo II. Toño Berumen e suo fratello Gabriel hanno ottenuto il completo finanziamento da parte del Grupo Financiero Banorte y Maseca e del governo di Ciudad de México.
I numeri sciorinati continuamente dagli organizzatori sono davvero impressionanti: l’intera cappella è stata riprodotta su tela dopo una scansione da 2,7 milioni di micro-fotogrammi delle dimensioni di 3 cm quadri ciascuno, assemblati digitalmente in 2.800 fotografie finali. Anche in questo caso il team di tecnici ha approfittato dell’orario di chiusura per ben 170 notti.
Il paragone dei due casi citati vuole far riflettere su diversi punti: se la riproduzione veneziana mirava a ricostruire un contesto da secoli compromesso, qui all’opposto, si decontestualizza per offrire una versione spettacolarizzata e surrogata dell’arte rinascimentale, con tanto di manichini della Guardia svizzera pontificia.

Visitatori della "Capilla Sixtina", si tratta di una installazione "multisensoriale" La replica utilizza aromi (incenso?), audio e illuminazione. Secondo alcune previsioni l'operazione coinvolgerà circa 50 milioni di persone.
La “Capilla Sixtina” è definita una installazione “multisensoriale”: utilizza aromi (incenso?), audio e illuminazione. Secondo alcune previsioni l’operazione coinvolgerà circa 50 milioni di persone. [foto]

Bibliografia e sitografia

Adam Lowe, Bruno Latour “La migrazione dell’aura ovvero come esplorare l’originale attraverso le sue copie” Traduzione italiana del capitolo scritto da Bruno Latour e Adam Lowe per il libro Switching Codes, University of Chicago Press, 2011, dedicato a Pasquale Gagliardi. Traduzione a cura di Davide Borsa.

Sara Galardi, Factum Arte: La copia tra passato e futuro (Tesi di Laurea, Anno Accademico 2011/2012)

Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino, 2011.

Gianni Carlo Sciolla, Studiare l’arte. Metodo, analisi e interpretazione delle opere e degli artisti, UTET libreria, Torino, 2001.

Michele Di Monte, Fatti e contraffatti. Cosa è veramente falso nella storia dell’arte, Rivista di Estetica. Falsi, contraffazioni e finzioni , n. s., 31, 1/2006, ed. Paolo D’Angelo, pp. 49-68.

Erwin Panofsky, “Original und Faksimilereproduktion”, Der Kreis, n. 7 (1930): 3-16. Trad. “Originale e riproduzione in facsimile”, Eidos 4, n. 7 (1990): 4-10.

La Repubblica, Messico, replicata la Cappella Sistina: l’esperienza è multisensoriale, 05 agosto 2016.

El Pais, La Capilla Sixtina abre en México, 10 giugno 2016.

Sito ufficiale dell’evento messicano: http://sixtinaenmexico.com

Le fotografie e i filmati qui presentati, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

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Written by Michele Capaldo

Storico dell'arte, disegnatore, cinefilo, camminatore. Sono laureato all'Università Federico II di Napoli e ho trascorso parte dei miei studi in Spagna (Universidad de Salamanca) e in Austria (University of Vienna).

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