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Intervista a Massimo D’Anolfi e Martina Parenti

Avevamo accennato tempo fa alla coppia di registi Massimo D’Anolfi e Martina Parenti in un articolo sul rapporto tra storia dell’arte e cinema degli ultimi anni. Purtroppo, quando in Italia si fa riferimento al documentario d’arte si parla spesso dei recenti polpettoni in 3D di produzione Sky; tuttavia, esiste anche una diversa realtà documentaristica, a nostro parere più poetica, più colta e decisamente più emancipante. È in questo immaginario che troviamo L’infinita fabbrica del Duomo di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, film dedicato al monumento più rappresentativo della città di Milano.
In occasione della proiezione del loro ultimo film, Spira Mirabilis, al Festival Internazionale del Cinema Laceno D’oro di Avellino, abbiamo incontrato di persona i due giovani registi per una breve intervista.

Una scena da L'infinita fabbrica del Duomo (Italia, 2015, 74'), film di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.
Una scena da L’infinita fabbrica del Duomo (Italia, 2015, 74′), film di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti.

Michele Capaldo: Come ha influito l’esperienza registica sulla vostra visione del mondo?

Massimo D’Anolfi: Facciamo film insieme da dieci anni, fare film è parte della nostra vita e inevitabilmente cambiamo noi, film dopo film. Sul set incontriamo delle situazioni che ci pongono difronte a dei dilemmi, delle scelte, delle prese di posizione, quindi in questi dieci anni siamo sicuramente cambiati, insieme ai nostri film. Noi diciamo sempre che un nostro nuovo film inizia proprio dove finisce il precedente, anche in base a un percorso di crescita che abbiamo fatto. Siamo arrivati a Spira Mirabilis, dopo I Promessi Sposi, Il Castello, Materia Oscura, L’infinita fabbrica del Duomo. Un film del genere non avremo potuto farlo dieci anni fa perché eravamo altre persone.

MC: Come organizzate il vostro lavoro e come fate ad avere accesso a questi luoghi?

Martina Parenti: Il Castello, ambientato a Malpensa, è uno dei film in cui abbiamo chiesto più permessi: all’aeroporto, alla polizia, i ministeri, alla torre di controllo… L’aeroporto è una sorta di città speciale dove tutte le differenti aree sono sotto controllo. Una volta accordati questi permessi, siamo stati liberi di muoverci come volevamo, comunicando sempre dove eravamo. D’altra parte c’è chi da il consenso a essere ripreso anche in situazioni molto al limite, come durante le perquisizioni. Ci siamo accorti del fatto che la nostra presenza fosse una sorta di garanzia; tutelavamo un po’ le persone che in quel momento venivano perquisite, per cui si è creato un paradosso in cui un mezzo invasivo come la telecamera diventava un mezzo di garanzia e leicità di ciò che la polizia stava facendo.

Massimo D’Anolfi: Il Castello è un film che sin dal principio sapevamo avrebbe posto in bilico [il rapporto tra] chi esercita il potere e chi lo subisce. Quelle dinamiche di sopruso evidente erano lì per bilanciare quell’esercizio del potere. Il Castello è un film di movimenti e meccanismi ripetuti, ci sono dei movimenti umani di resistenza come la presenza di Emilietta, la donna che vive nell’aeroporto.

Una scena da L'infinita fabbrica del Duomo (Italia, 2015, 74'), film di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.
Una scena da L’infinita fabbrica del Duomo (Italia, 2015, 74′), film di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti.

Massimo D’Anolfi: Il tempo è un compagno di lavoro e di viaggio fondamentale nei nostri film. Aldilà del tempo cinematografico, intendo proprio il tempo che ci concediamo per filmare. Siamo in due a scrivere il film, lo giriamo, lo montiamo e concedersi del tempo è fondamentale. Ne Il Castello, la stagionalità scandita nel film è anche il tempo effettivo di realizzazione, un anno di riprese, ma è il film su cui abbiamo lavorato meno. Spira Mirabilis è un film che abbiamo girato in tre anni e mezzo: le prime riprese risalgono a giugno 2013 e le ultime a maggio 2016. Non lavoriamo seguendo un programma di riprese, iniziamo a filmare spesso anche prima di avere dei finanziamenti e ultimiamo le riprese quando crediamo che il film sia chiuso. Inoltre, il montaggio accompagna la fase delle riprese.

Martina Parenti: Per quanto riguarda i nostri rapporti con l’antropologia, il frequentare per lungo tempo un posto può essere [un lavoro] simile a quello di uno studioso di contesti sociali. Tuttavia, non bisogna dimenticare che noi facciamo questo per realizzare film. C’è una somiglianza metodologica ma il prodotto finale è un film che non ha nessun intento scientifico.

MC: Già nella sua Nobel lecture del 1974, Montale parlava di “mercificazione dell’inutile” in merito allo spazio sottratto alla poesia e all’arte dall’intrattenimento commerciale: è un fenomeno che vi preoccupa? Credete che possa ledere le capacità cognitive dello spettatore del futuro?

Massimo D’Anolfi: Senza ombra di dubbio, è evidente. Poi è chiaro, c’è una complicità: si può scegliere di non vedere determinati prodotti, ma evidentemente le cose più facili sono le sirene che catturano meglio l’attenzione dello spettatore e i film che non appartengono a quel tipo di drammaturgia vengono considerati dei non-film. L’impegno intellettuale viene visto con diffidenza, qualcosa di sbagliato e di non dovuto al cinema. Secondo noi, invece, il cinema è un’arte giovane, esiste da poco più di cento anni, ha un potenziale enorme, ancora inesplorato nella direzione di intercettare e di modellare uno spettatore pensante, attivo e consapevole.

Martina Parenti: Noi tentiamo di stimolare lo sguardo critico delle persone al fine di liberarsi da questi tentativi di mercificazione. Non vinceremo per disparità di forze e perché è un fenomeno troppo capillare. Quando sono andati in onda in televisione Il Castello e Materia Oscura hanno avuto tantissimi telespettatori però. Non è vero che tutti cercano prodotti commerciali, il merito poi è anche di chi ha il coraggio di trasmetterli. Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare Paola Malanga di RaiCinema. La televisione è ancora importante perché se al Festival del Cinema di Venezia fai dai mille ai mille quattrocento spettatori, con una messa in onda ne fai dieci volte di più.

MC: Qual’è il vostro rapporto con l’arte del passato? Frequentate musei, gallerie?

Massimo D’Anolfi: Il museo è un grande luogo di ispirazione. Il Trecento o il Quattrocento, incluso alcune cose del Novecento, così come la letteratura e la musica, sono le cose di cui ci nutriamo. I film si nutrono di altri film ma anche di letteratura, musica e altre forme d’arte.

Martina Parenti: Ogni cosa che può alimentare la nostra cultura visiva è importante.

Una scena da L'infinita fabbrica del Duomo (Italia, 2015, 74'), film di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.
Una scena da L’infinita fabbrica del Duomo (Italia, 2015, 74′), film di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti.

 

Ringraziamo gli organizzatori del Festival Internazionale del Cinema Laceno D’oro di Avellino per averci accordato il permesso per realizzare questa breve intervista.

Filmografia:

Il Castello
Italia 2011
Regia di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
“Il castello” è un film che racconta un anno dentro l’aeroporto intercontinentale di Malpensa, un luogo in cui la burocrazia, le procedure e il controllo mettono a dura prova la libertà degli individui, degli animali e delle merci che da lì transitano. Osservando la vita dell’aeroporto componiamo, in quattro movimenti, il tratto di una frontiera. “Il Castello” è un film corale, a volte drammatico, a volte ironico, a volte contemplativo che procede per situazioni emblematiche nel corso delle quattro stagioni. (fonte)


Italia 2013
Regia di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
“Materia oscura” racconta un luogo di guerra in tempo di pace. Lo spazio del film è il Poligono Sperimentale del Salto di Quirra in Sardegna dove per oltre cinquanta anni i governi di tutto il mondo hanno testato “armi nuove” e dove il governo italiano ha fatto brillare i vecchi arsenali militari compromettendo inesorabilmente il territorio.

L’infinita fabbrica del duomo
Italia 2015
La straordinaria fabbrica sempre rinnovata del Duomo di Milano è filmata alla luce della sacralità di un monumento che vive di tempi, ritmi, calendari, aspirazioni che si fondono e trascendono il lavoro umano. L’anonima, umile, operosa e quotidiana cura che una struttura come il Duomo ha richiesto e ancora richiede, rivela quella grandiosità dell’agire umano in grado di travalicare il tempo e le generazioni e di racchiudere in se stessa un grande sentimento umanista.(fonte)


Spira Mirabilis
Italia 2016
Il film racchiude cinque storie legate a cinque elementi. L’acqua: Shin Kubota, uno scienziato cantante giapponese che studia la Turritopsis, una piccola medusa immortale. L’aria: Felix Rohner e Sabina Schärer, una coppia di musicisti inventori di strumenti/scultura in metallo. Il fuoco: Leola One Feather e Moses Brings Plenty, una donna sacra e un capo spirituale, e la loro piccola comunità lakota da secoli resistenti a una società che li vuole annientare. L’etere: Marina Vlady, che dentro un cinema fantasma, ci accompagna nel viaggio narrando L’Immortale di Borges. Spira Mirabilis è un film che esplora il significato del concetto di immortalità e rigenerazione. (fonte)

Le fotografie e i filmati qui presentati, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

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Written by Michele Capaldo

Storico dell'arte, disegnatore, cinefilo, camminatore. Sono laureato all'Università Federico II di Napoli e ho trascorso parte dei miei studi in Spagna (Universidad de Salamanca) e in Austria (University of Vienna).

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