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Avori salernitani

Immagine satellitare della cattedrale di Salerno, consacrata nel 1084, nei suoi pressi vi è la chiesa di San Sebastiano (art. della stessa autrice). Fonte: Google Earth.
Immagine satellitare della cattedrale di Salerno, consacrata nel 1084, nei suoi pressi vi è la chiesa di San Sebastiano (art. della stessa autrice). Fonte: Google Earth.

La caratteristica principale del nostro paese è quella di possedere un patrimonio diffuso di beni artistici e culturali, che per densità e capillarità, non si riscontra praticamente in nessun altro paese al mondo.
Alcuni straordinari manufatti rendono bene l’idea del valore di questo patrimonio, spesso custodito da piccoli musei e tanto lontani dai grandi flussi turistici quanto al centro del dibattito storico artistico.
È il caso del Museo Diocesano di Salerno dove si conserva un ciclo eburneo composto da circa trentadue elementi, raffiguranti episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, Apostoli e cornici con decorazioni fitomorfe. Le dimensioni e la complessità di tale ciclo tradiscono l’intervento di un mecenate molto potente, di un concepteur molto sottile e di artigiani molto abili.
Sebbene negli ultimi trent’anni gli studi si siano fatti più intensi, ed abbiano abbracciato diversi filoni di ricerca, restano ancora aperte molte problematiche di primaria importanza, come la sua cultura artistica, l’individuazione dei maestri che ne scolpirono le forme, il tempo, il luogo di realizzazione ovvero tutto quello che è appartiene al microcosmo ermeneutico del manufatto.
La trattatistica sull’argomento è assai vasta e complessa, di seguito si cercherà di fornire una breve seppur esaustiva sintesi sull’argomento, focalizzando l’attenzione sulle ipotesi che al momento risultano più plausibili, cercando di stuzzicare la curiosità di quanti, affascinati dall’argomento, si spingeranno ad approfondire il caso sollevato principalmente dall’ultima mostra tenutasi presso il Museo Diocesano di Salerno, curata da Ferdinando Bologna e intitolata L’enigma degli avori medievali da Amalfi a Salerno (dal 30 dicembre 2007 al 30 aprile 2008).

Entrando nel vivo dell’argomento, é necessario partire dalle ipotesi legate alla cronologia del manufatto: la più antica proposta di datazione fu formulata nel 1754 dall’abate Ferdinando Galiani, intento nella ricerca di elementi eburnei presenti sul territorio italiano, per conto dell’amico Anton Francesco Gori impegnato a scrivere il suo Thesaurus veterum diptychorum.
Il Galiani individua nel ciclo salernitano un altissimo valore artistico, attribuendolo all’ XI – XII secolo. La datazione all’ XI secolo viene formulata da Demetrio Salazaro nel 1871, legando gli avori alla consacrazione della Cattedrale salernitana avvenuta nel 1084; Jacob Burckhardt, invece, la posticipa di cento anni, condividendo il pensiero dei Heinrich Wilhelm Schulz, del Dobbert e di Johan Jacob Tikkanen.
Adolfo Venturi ipotizzò la realizzazione del ciclo alla fine del XII secolo, mentre Pietro Toesca fu tra i primi a fornire un’analisi più precisa, confermando la cronologia della prima metà del XII secolo e legando il ciclo salernitano alle “storie della Vergine” scolpite sulla cassetta reliquiario fatta realizzare da Mauro Comite conservata presso l’abbazia di Farfa. Tale ipotesi fu sostenuta anche da Ferdinando Bologna.

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Dormitio Virginis, Adorazione dei Magi, particolari dalla cassetta di avorio del tesoro dell'Abbazia di Farfa (photo: Dom B. Mollari, Rome). Fonte: goo.gl/Eua05P
Dormitio Virginis, Adorazione dei Magi, particolari dalla cassetta di avorio del tesoro dell’Abbazia di Farfa (photo: Dom B. Mollari, Rome). Fonte: “A School of Romanesque Ivory Carving in Amalfi”: Metropolitan Museum Journal, v. 9 (1974).

Le fonti, purtroppo, non ci sono di aiuto, la prima menzione dell’opera risale ad un inventario dei beni della Cattedrale datato 1510, dove si cita di una cona de arbore magna, mentre nel 1575 all’interno di un secondo elenco, vengono elencate tavolette, quadretti e pezze de avolio, unitamente ad una “cona dove ci sono intagliate le figure del testamento novo etiam de avolio ad serratura bellissima con l’arme de Piscicello” ed ancora “una tavola la quale sta in faccia dell’altare del Reliquario dove ci è intagliato l’istoria del testamento vecchio et novo ornata di cornice de ligno de vainello nel mezzo e nel torno“. Proprio quest’ultimo documento ha diviso la critica specialistica, individuando ora nella prima opera, ora nella seconda, il ciclo eburneo in esame; imputando a quanti propendono per la menzione della seconda opera, la mancata citazione del materiale che costituisce il manufatto.

Due foto datate 1893 con la sistemazione degli avori in forma di "antepedium". Romualdo Moscioni, Historische Aufstellung der Tafeln als Antependium. Fonte: KHI in Florenz.
Due foto datate 1893 con la sistemazione degli avori in forma di “antepedium”. Romualdo Moscioni, Historische Aufstellung der Tafeln als Antependium. Fonte: KHI in Florenz.

Tra i maggiori sostenitori della tavola in legno di vainello vi é Ferdinando Bologna, affermando anche che la forma citata nell’ inventario del 1575 si é preservata sino in epoca recente, identificandola con le varie riproduzioni in grafica e fotografie, fatte realizzare tra Ottocento e Novecento dai vari storici. Maria Cali ipotizza che il paliotto possa essere stato composto nella forma indicata nell’inventario tra il 1563-68, quando furono compiuti dei lavori di ammodernamento in sagrestia e quando fu costruita la cappella della Reliquie. Il paliotto così confezionato fu distrutto arbitrariamente nel 1962 da Hans Ludwig Hempel, con il beneplacito della soprintendenza alle belle arti di Napoli dell’epoca, per ricostruirlo in forma di sedes sine sedente, ricostruzione di cui l’Hempel era fermamente convinto.

Ricostruzione in forma di cattedra voluta da Hans Ludwig Hempel, Salerno Museo Diocesano, 1962, tratto da A. Braca, Gli avori medievali del Museo Diocesano di Salerno (Salerno, 1994). Fonte: <a href="http://www.academia.edu/9576472/The_Salerno_Ivories._A_Pocket_Encyclopedia._In_F._Dell_Acqua_a_cura_di_The_Amalfi_and_the_Salerno_Ivories_and_the_Arts_in_the_Medieval_Mediterranean._A_Notebook_from_the_Workshop_..._Amalfi_2011_pp._7-25">The ‘Salerno’ Ivories. A ‘Pocket’ Encyclopedia.</a>
Ricostruzione in forma di cattedra voluta da Hans Ludwig Hempel, Salerno Museo Diocesano, 1962, tratto da A. Braca, Gli avori medievali del Museo Diocesano di Salerno (Salerno, 1994). Fonte: The ‘Salerno’ Ivories. A ‘Pocket’ Encyclopedia.

Allo stato attuale è impossibile affermare con certezza come fosse composto l’arredo al momento della sua creazione, anche alla luce di quanto affermato dallo storico Luigi Staibano nel 1874, il quale ricordava i saccheggi compiuti dall’imperatore Enrico VI e citati dal cronista Rodolfo di Diacceto, ipotizzando che l’opera originale fu smembrata e dispersa in parte, proprio in questa occasione. Anche se la maggior parte degli studiosi propendono per un suo uso come antependio o paliotto.
Lo sviluppo delle formelle, con le storie veterotestamentarie realizzate su tavolette orizzontali e quelle neotestamentarie su tavolette verticali, alcune delle quali contenenti da uno a tre episodi,  impone che gli episodi del Vecchio testamento vadano letti, sempre, da sinistra a destra, sia che essi siano collocati in modo verticale o orizzontale; le storie del Nuovo, invece, che presentano uno sviluppo cronologico più ampio ed articolato prevedono una lettura condizionata dalla realizzazione delle storie in verticale e dalla lettura dei singoli episodi in orizzontale. Ciò obbliga comunque lo spettatore a seguire la narrazione che si svolge in orizzontale, da sinistra a destra.
Emile Bertaux e Adolfo Venturi condivisero l’ipotesi di una originaria sistemazione come antependio e di una disposizione in serie lineare di cinque tavolette. Ferdinando Bologna nel suo saggio sull’argomento del 1955[1], notava che il ciclo del Nuovo testamento è privo dell’Annunciazione, sicuramente perduta, data l’importanza dell’episodio evangelico, mettendo in discussione la sequenza delle cinque tavolette ed ipotizzando come incipit una linea di sei.
Riconoscendo i limiti relativi alla risoluzione della problematica della sequenza degli elementi, rimane l’annoso problema della cronologia e degli autori che parteciparono alla realizzazione dell’opera.
Il merito di aver individuato più autori spetta a Gabriele Guglielmi, che nel suo testo “Monumenti Figurati” del 1885, individuava che:

I fatti dell’Antico Testamento hanno un disegno rigido e uniforme mentre quasi tutti quelli del Testamento Nuovo mostrano una composizione più svelta, specialmente “la Trasfigurazione, la Crocifissione e Gesù risorto in mezzo agli apostoli sono di scalpello veramente maestro: il che comporta che se l’Antico Testamento fu trattato da un artista solo, a rappresentare il Nuovo concorsero altri e il maestro dovette a sé riserbare la trattazione dei soggetti più importanti.

L’ipotesi del Guglielmi fu condivisa da Luisa Becherucci, mentre il merito di aver avviato un dibattito sulle maestranze attive nella realizzazione del ciclo, spetta ancora una volta al Bologna. Partendo dalle storie veterotestamentarie, ad esclusione della Cacciata dal Paradiso, Il lavoro dei Progenitori, L’ebrezza di Noè/Torre di Babele e le prime due storie del ciclo di Abramo, é possibile individuare l’affermazione di una prima personalità artistica che spicca per la sua veemenza plastica e la sobrietà narrativa, ormai lontana dall’arcaismo degli intagliatori amalfitani dei tempi di Mauro Comite.

"Visitazione / I Magi da Erode“, 24,3 x 14-14,3 cm, KHI nr. inv. 613833. Nel 2015 la Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz ha contribuito alla ricerca sugli avori salernitani con una nuova campagna fotografica presso il Museo diocesano di Salerno.
“Visitazione / I Magi da Erode“, 24,3 x 14-14,3 cm, KHI nr. inv. 613833. Nel 2015 la Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz ha contribuito alla ricerca sugli avori salernitani con una nuova campagna fotografica presso il Museo diocesano di Salerno.
"Visitazione / I Magi da Erode“,24,3 x 14-14,3 cm, KHI nr. inv. 613837
“Visitazione / I Magi da Erode“,24,3 x 14-14,3 cm, KHI nr. inv. 613837

 

Bologna individua ben tre artefici, indicandoli come Lux, Nox Master, il Maestro delle storie dell’infanzia di Cristo, il Maestro della vita pubblica di Gesù, il secondo autore avrebbe realizzato cinque delle dieci tavole con storie dell’infanzia: dalla Visitazione alla Strage degli Innocenti, cui vanno aggiunte, sempre secondo lo storico dell’arte, La Cacciata dal paradiso e il Cristo adorato dagli Angeli del vecchio Testamento e forse la sola figura del Cristo della Trasfigurazione.
L’opera di questo maestro si caratterizza per un turgore plastico ed una potenza espressiva che va riconosciuta innanzitutto nella tavola con il lavoro dei progenitori, dove il fondo liscio è stato reso per seguire lo stile del “Lux Nox Master”.

A questa fecero seguito le storie dell’infanzia con quei particolari arabeggianti, come li definì Luisa Becherucci, identificando come arabo il nostro secondo autore, influenzata delle partiture architettoniche che sembra spazino dal campanile della Martorana di Palermo, alla facciata del Santo Sepolcro a Gerusalemme, fino alle costruzioni moresche dell’Africa magrebina.

"Gesù e la Samaritana al pozzo / Resurrezione di Lazzaro / Entrata in Gerusalemme“,24,3 x 12,4-12,5 cm, KHI nr. inv. 613890
“Gesù e la Samaritana al pozzo / Resurrezione di Lazzaro / Entrata in Gerusalemme“,24,3 x 12,4-12,5 cm, KHI nr. inv. 613890
"Incredulità di Tommaso", particolare: Tommaso che tocca il costato di Cristo, KHI nr. inv. 613921
“Incredulità di Tommaso”, particolare: Tommaso che tocca il costato di Cristo, KHI nr. inv. 613921

 

Infine il terzo maestro, autore delle scene della vita pubblica di Gesù e di tutti gli altri episodi, in grado di realizzare rappresentazioni di ampio respiro, ove persone e cose si muovono con grande efficacia narrativa, inseriti in partiture architettoniche di ispirazione moresca, con arredi e suppellettili eseguiti con la resa stilistica di una natura morta: le lampade della Visitazione, le idrie de le Nozze di Cana, il pozzo con corda, catino e carrucola nell’Incontro con la Samaritana… e lo straordinario capolavoro del recinto murario con la porta chiusa da chiavistelli ne L’incredulità di Tommaso. Questo maestro richiama la scultura monumentale degli inizi del XII secolo nelle sedi della Spagna romanica del nord da Leòn a San Giacomo de Compostela.

Esplicitate le problematiche relative alle maestranze e parzialmente all’epoca di realizzazione dell’opera, ci resta da affrontare la questione dell’ipotetica committenza. Molti hanno ritenuto il monumento in avorio coevo alla consacrazione della Cattedrale datando l’opera agli anni a cavallo del 1084. Ferdinando Bologna, alla luce dell’analisi stilistica, indicò la data del 1137 e l’assunzione in carica di Guglielmo da Ravenna quale vescovo di Salerno; l’ipotesi fu ripresa da Mons. Carucci, il quale pose l’accento sullo scisma scoppiato alla morte del Papa Onorio II e dei rapporti che intercorrevano tra Guglielmo e il futuro re Ruggero II, quest’ultimo favorevole allo scisma e promotore dell’insediamento del prelato prima a Capua e poi a Salerno. Per volontà regia, quindi, fu realizzato il monumento eburneo, scolpito da maestri locali coadiuvati da maestranze ispaniche, probabilmente giunte al seguito delle due spose di Ruggero.

Valentina Oliva
Laureata in storia dell’arte presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e in Lettere Moderne presso l’Università Federico II. Attivista del Gruppo Archeologico Salernitano e socia fondatrice del gruppo di rievocazione storica “Gens Langobardorum”.

 

 

Bibliografia e sitografia:

[1]Ferdinando Bologna, “Opere d’arte nel Salernitano dal XII al XVIII secolo. Catalogo della mostra (Salerno 1955)”, Napoli 1955, ed. Soprintendenza alle Gallerie della Campania.

[2] KHI ab Florenz, Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz

Le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto d’autore, sono tratte da una recente campagnia fotografica del KHI di Firenze e vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

R. P. Bergman, The Salerno Ivories. Ars Sacra from medieval Amalfi, Cambridge 1980

A. Braca, Gli avori medievali del Museo Diocesano di Salerno, Salerno 1994

F. Aceto, voce: Salerno, in Enciclopedia dell’arte medievale, X l, Roma 1997

V. Pace, La Cattedrale di Salerno. Committenza, programma e valenze ideologiche di un monumento di fine XI secolo nell’Italia meridionale in Desiderio di Montecassino e l’arte della riforma Gregoriana, in V. Pace, Arte medievale in Italia meridionale, I. La Campania, Napoli 2007

F. Bologna (a cura di), L’enigma degli avori medievali da Amalfi a Salerno, catalogo della mostra Salerno, Museo Diocesano, 20 dicembre 2007-30 aprile 2008

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