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Wiseman e lo stato dell’arte per il cinema

It’s not just about either drawing or painting, it’s about life. It’s about music, it’s about film, it’s about philosophy, it’s about mathematics, it’s about science, it’s about literature. Anything you are interested in… goes into art. And that’s why I became an artist, and that’s what fascinates me. It doesn’t matter what you’re interested in, it can all feed in.

Se vogliamo definire cos’è un film sull’arte basta leggere la voce dedicata dall’Enciclopedia Treccani che distingue chiaramente tale tipologia dall’etichetta di critofilm, coniata da Carlo Ludovico Ragghianti ed utile, probabilmente, per definire i documentari di Alain Resnais che vi abbiamo proposto di recente.
Se invece si vuole vedere come va realizzato un film sull’arte basta guardare il recente lavoro cinematografico di Frederich Wiseman sulla National Gallery di Londra.

Alcune scene dal film "National Gallery": scuola di nudo al museo, esercizio di expertsize che discutono su un'opera, uno studente di accademia che lavora in una sala e una relatrice ad una conferenza destinata ad un gruppo di studenti.
Alcune scene dal film “National Gallery” di Frederick Wiseman: scuola di nudo al museo, esercizi di expertise, uno studente di accademia che disegna in una sala e una relatrice ad una conferenza destinata ad un gruppo di studenti.

Per chi non conosce Frederick Wiseman possiamo dire che è un regista americano che ha dedicato tutta la sua carriera al documentario, detto anche cinema della verità:

Mi sforzo di fare film che non siano soltanto onesti nei confronti delle persone che sono rappresentate, ma anche di organizzare le sequenze in una struttura drammatica. Senza struttura drammatica non cʼè il film.[…] Se un documentario funziona lo fa su una molteplicità di livelli. Ha una struttura drammatica, deve essere auto-esplicativo, deve convogliare informazioni di cui lo spettatore poteva non sapere nulla e allo stesso tempo non deve essere didattico

Già nei primi minuti di “National Gallery” è riassunto “il metodo” che Wiseman ha praticato nel corso di una carriera di 47 anni: fare film sulla vita delle istituzioni.
I suoi soggetti sono stati straordinariamente vari: un ospedale per pazzi criminali (“Titicut Follies”, il suo primo film nel 1967), l’unità di terapia intensiva al Beth Israel Hospital di Boston (“Near Death”, 1989), la US Air Force ( “Missile”, 1987), compagnie di danza negli Stati Uniti (“Balletto”, 1995) e in Francia (“la Danse”, 2009), l’Università della California (“at Berkeley” 2013).

I set di Wiseman in genere durano dalle quattro alle sei settimane, quasi senza preparazione, dato che è il montaggio a creare la struttura, non necessariamente lineare ed autoconclusiva.
In questo caso ci sono voluti circa tre mesi, quando possibile, anche il sabato e la domenica, per raccontare un museo, accumulando quasi duecento ore di girato, senza musiche, senza inutili voci fuori campo e senza identificare i soggetti ripresi.

Alcune scene dal film "National Gallery" di Frederick Wiseman: il regista non identifica o intervista nessuno dei soggetti ripresi.
Alcune scene dal film “National Gallery” di Frederick Wiseman: il regista non identifica o intervista nessuno dei soggetti ripresi.

Il regista americano si accosta ad una realtà diversa dalla sua ma ne percepisce dei punti di contatto, si lascia ammaliare da questo microcosmo sociale di storici dell’arte, manutentori, restauratori e conoscitori con obiettività, con metodo, con la volontà di imparare tutto ciò che si può imparare a più di ottant’anni suonati.
Le inquadradure ipnotizzano lo spettatore sui maggiori capolavori del museo: opere di Leonardo, Rembrandt, Tiziano, Rubens ed Holbein. Stiamo parlando di un film che dura circa tre ore senza mai stancare, senza nulla di superfluo, dove anche le riunioni del consiglio d’amministrazione del museo risultano istruttive.
Wiseman non descrive i capolavori della collezione ma scopre l’umanità che circonda un ecosistema museale vivo: le coinvolgenti visite guidate destinate ai bambini, le lezioni d’arte a ciechi ed ipovedenti, le classi di nudo e anatomia, gli studenti che copiano su taccuini o allestiscono un cavalletto in piena sala, persone che si tengono per mano, restauratori che spiegano il loro lavoro ed i suoi dilemmi, sguardi attenti, stanchi e rapiti e rivela, tra le altre cose, come il sublime e il banale sono indissolubilmente collegati. Un film altissimo che esalta il valore intellettuale della contemplazione, terreno comune a cinema e pittura.

Il film fu presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes e in Italia fu proiettato nelle sale solo l’11 e il 12 marzo 2014. Anche in questo caso siamo difronte ad una deliberata penalizzazione dalla distribuzione italiana, spaventata per la sua durata, d’altro canto è stato un film non ha lasciando tracce nelle coscienze degli storici dell’arte italiani.

Il progetto di Wiseman fu in realtà preceduto da un’altro film, “Das Grosse Museum“, dedicato ad un’altro dei più grandi musei d’arte del mondo, il Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Johannes Holzhausen è un regista viennese, con un curriculum da storico dell’arte, che a differenza del regista americano sa bene cosa documentare: nel 2013 si procede al riallestimento della Kunstkammer viennese e si realizza un film seguendo tutte le fasi della ristrutturazione per ben due anni:

Quando Sabine Haag è stato nominata direttore del KHM, ho pensato – molto pragmaticamente – che era il momento giusto per fare un film come questo e ho iniziato a fare delle ricerche insieme al mio co-sceneggiatore Constantin Wulff

La fotografia di Holzhausen ci restituisce inquadrature mozzafiato, incuriosisce lo spettatore, usa bene l’ironia ma nel complesso è assente la partecipazione umana del regista americano e in qualche punto trapela un intento celebrativo che mi è piaciuto poco: se “National Gallery” è un film sull’arte e sull’umanità, “Das Grosse Museum” è un film su un museo e il suo perfetto ingranaggio.

I sontuosi interni del Kunsthistorisches Museum si prestano benissimo alle carrellate, per la ristrutturazione a Vienna non hanno badato a spese e si sono affidati ad Olafus Arnauld per il disegno dello splendido set di luci volti ad illuminare le preziose opere della wunderkammer.
Anche in questo film non troverete interviste e non ci sono doppiaggi, anche se tutte le personalità vengono presentate nei crediti del film; anche qui abbiamo un raro caso in cui il regista rispetta l’intelligenza dello spettatore.
Il film Das Grosse Museum ha ricevuto nel 2014 il Caligari Award Screening, un premio speciale per documentari, alla 64esima Berlinale.

Alcune scene dal film "The great museum" di Johannes Holzhausen: Il riassemblaggio della celebre saliera del Cellini, il restauro di una tela settecentesca, il ricollocamento dei pezzi nella nuova Kunstkammer, il ricollocamento di alcune grandi tele e una veduta della soffitta della kunstkammer dove spiccano le luci di Olafur
Alcune scene dal film “The great museum” di Johannes Holzhausen: Il riassemblaggio della celebre saliera del Cellini, il restauro di una tela settecentesca, il ricollocamento dei pezzi nella nuova Kunstkammer, il ricollocamento di alcune grandi tele e una veduta della soffitta della kunstkammer dove spiccano le luci di Olafur

Dedico una breve postilla alle produzioni italiane citando il film di Massimo Adinolfi e Martina Parenti dedicato alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano: “L’infinita Fabbrica del Duomo” è un docu-film di cui non posso parlarvi in maniera estesa dato che, come tutti i prodotti di qualità, è passato in sordina in poche sale italiane e non ho ancora avuto la possibilità di vederlo.

Cambiamo decisamente registro e passiamo dal lavoro meditato di registi come Wiseman, Holzhausen e della coppia Adinolfi/Parenti a delle produzioni distanti anni luce, parliamo del recente San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D, terzo prodotto che arriva dopo il successo di Musei Vaticani 3D e di Firenze e gli Uffizi 3D. Comparare queste due tipologie di prodotto potrebbe sembrare un’operazione ingiusta ma è un torto necessario per capire le differenze qualitative e le tare culturali del nostro paese. Il recente San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D è null’altro che il pacchiano tentativo di abbagliare lo spettatore televisionizzato con un polpettone di carrellate accelerate condito dagli spiegoni dei maggiori tromboni della storia dell’arte italiana. L’operazione commerciale è stato un vero successo al Box Office… per quel che può interessare.

Bibliografia e sitografia

Trailer del film “National Gallery”

Sito ufficiale del film “Das Grosse Museum” con teaser/trailer

Le fotografie e i filmati qui presentati, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

 

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2 Comments

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  1. Utilissimo come sempre, maestro nella divulgazione, ottimo dal punto di vista documentale. Arte affrontata a 360°. Grazie

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