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La chiesa di san Sabastiano

La città di Salerno è il caso emblematico di una città che, pur essendo poco frequentata dalla ricerca storico-artistica, non manca di rivelarsi, all’attento osservatore, come una fervida catalizzatrice di culture approdate e fiorite sulle coste del Tirreno: dalla classicità al successivo principato longobardo fino alle sperimentazioni architettoniche rinascimentali come la chiesa di S. Sebastiano, esempio di architettura a pianta centrale, edificata nella prima metà del XVI secolo.

Salerno, chiesa del Monte dei Morti, foto archivi della Sopreintendenza per B.A.P.S.A.E. di Salerno e Avellino, 1991.
Salerno, chiesa di san Sebastiano, detta anche del Monte dei Morti, foto archivi della Soprintendenza per B.A.P.S.A.E. di Salerno e Avellino, 1991.

La letteratura artistica rinacimentale, da Leon Battista Alberti a Francesco di Giorgio Martini, ci offre precisi rimandi sui canoni da seguire in merito alle costruzioni a pianta centrale: nel settimo libro del De re aedificatoria, l’architetto cita il cerchio e le nove figure determinabili dalla stessa matrice di partenza, come “piante perfette”. L’Alberti suggerisce di abbellire gli edifici con cappelle, indicando di volta in volta, quali devono essere le direttrici spaziali da seguire, mentre, secondo la dottrina neoplatonica, si interroga su quale posizione deve occupare l’altare: il centro unico e solo, “come Colui che veramente è” o la posizione marginale, così come infinitamente distante è l’uomo da Dio?

Veduta aerea del centro storico della città di Salerno, nel cerchio a sinistra la chiesa di S. Sebastiano, evidenziata per la prossimità col duomo di Salerno, alcune ipotesi vogliono che la piccola chiesa ottagonale a pianta centrale sia stata un battistero annesso al celebre complesso. © Google Earth.
Veduta aerea del centro storico della città di Salerno, nel cerchio a sinistra la chiesa di S. Sebastiano, evidenziata per la prossimità col duomo di Salerno, alcune ipotesi vogliono che la piccola chiesa ottagonale a pianta centrale sia stata un battistero annesso al celebre complesso. © Google Earth.

L’architetto Antonio de Ogliara doveva essere a conoscenza dei problemi teorici in auge, quando nel 1530, su commissione della municipalità salernitana, realizzò il progetto dell’erigenda chiesa da dedicare ai Santi Sebastiano, Cosma e Damiano. Un volume ottagonale con cappelle laterali, coperto da una cupola. Lo studio delle fonti relative all’edificio ha riservato non poche sorprese, nel X secolo viene citata una chiesa con la medesima titolatura ed ubicazione, dedotta, come spesso succede, da un contezioso tra due monasteri cittadini per la proprietà di un canale per l’approvvigionamento idrico. Scavi condotti sotto l’edificio sacro, hanno evidenziato la presenza di una vasca, inducendo alcuni studiosi ad ipotizzare una precedente destinazione come battistero, rilevandone la vicinanza con la Cattedrale.

Salerno, sezione della chiesa di san Sebastiano, detta anche del Monte dei Morti.
Salerno, sezione della chiesa di san Sebastiano, detta anche del Monte dei Morti.

Sicuramente questo vano ipogeo fu adibito a sepoltura dei militari del regio esercito senza mercede alcuna, quando nel 1615, presso la chiesa fu istutito il Monte dei Morti: una istituzione pia dedita alla tumulazione degli indigenti che operava, tramite preghiera e donazioni, l’intercessione per le anime del Purgatorio. Del “volume puro” indicato dall’Alberti e realizzato da Antonio de Ogliara oggi resta ben poco. Le prime trasformazioni dell’invaso si ebbero, probabilmente, proprio in seguito alla destinazione della chiesa a Monte dei Morti, aggiungendo ai due lati dell’abside a destra la sagrestia e a sinistra un piccolo vano triangolare. Fino ad essere totalmente fagocitata dall’edilizia civile che oggi circonda buona parte del suo perimetro.
L’interno della chiesa, con abside rivolta ad oriente, conserva ancora la seicentesca decorazione, essa si compone di un pavimento in marmo e maioliche diviso in otto spicchi, che ripete lo schema planimetrico della cupola, raccordato al centro da una rosa in commesso marmoreo in corrispondenza della lanterna.

Salerno, pianta della chiesa di san Sebastiano, detta anche del Monte dei Morti.
Salerno, pianta della chiesa di san Sebastiano, detta anche del Monte dei Morti.

La cupola presenta dei costoloni leggermente aggettanti, una rosa posta a raccordo di essi e cornici ovali all’attaccatura del tamburo unitamente a drappi intrecciati a teschi ed ossa. La presenza di questi elementi fa supporre che i rifacimenti siano stati eseguiti da un artista di estrazione fanzaghiana.
L’ingresso si compone di un timpano curvilineo spezzato, sorretto da colonne corinzie poggianti su un basamento decorato con clessidre ed ossa. Al centro del timpano vi è un dipinto raffigurante la Vergine con il Bambino, mentre ai due lati delle colonne, due bassorilievi riproducono scheletri armati di falce. Sulla lama destra è incisa l’iscrizione: M. PAV. ANT. VI. CONTE SANCTO SEVERINO collegando le decorazioni con gli anni di esercizio dell’Arcivescovo Lucio Sanseverino, in carica dal 1612 al 1623. Alle due estremità del timpano sono poste due sfere di pietra scura, originariamente in marmo nero di Belgio.

Pianta del complesso di san Sebastiano
Pianta del complesso di san Sebastiano

Elementi decorativi di questo tipo si ritroveranno lungo tutto l’arco del Seicento, in particolare presso la vicina Napoli, dove il maestro bergamasco Cosimo Fanzago darà ampio spazio al suo genio, dapprima nella decorazione del cimitero dei monaci presso la certosa di San Martino, poi sul prospetto della chiesa del Purgatorio ad Arco. Lo stesso portale con timpano curvilineo spezzato si ritrova nella chiesa di S. Ferdinando posta al largo di Palazzo, disegnato da Gian Giacomo di Conforto o quello eseguito dal Nauclerio nel XVIII secolo per la chiesa napoletana delle Cappuccinelle presso salita Pontecorvo, o ancora la chiesa di Santa Maria Succurre Miseris di Ferdinando Sanfelice. Anche questo si presenta con due colonne poggianti su basamenti e culminanti con capitelli che sorreggono un timpano curvilineo spezzato con due sfere laterali. Una ulteriore analogia può essere riscontrata con la chiesa del Monte della Misericordia, realizzata da Francesco Antonio Picchiatti nel 1670, anche qui l’impianto planimetrico è ottagonale, dotato di ambienti di servizio messi in comunicazione da stretti corridoi.

Salerno, chiesa del Monte dei Morti, Particolare della decorazione del portale di ingresso con scheletri armati di falce, foto archivi della Soprintendenza per B.A.P.S.A.E. di Salerno e Avellino, 1991.
Salerno, chiesa del Monte dei Morti, Particolare della decorazione del portale di ingresso con scheletri armati di falce, foto archivi della Soprintendenza per B.A.P.S.A.E. di Salerno e Avellino, 1991.

La decorazione interna della chiesa salernitana si arricchisce con l’altare maggiore in commesso marmoreo che presenta al centro del paliotto una croce raggiata in un medaglione ed una mensa sostenuta da due mensole poggianti su ampie volute. Su queste sono presenti due teschi con ossa incrociate. Singolare è il baldacchino che sormonta il tabernacolo, terminante con una cupola ad ombrello. I quattro altari minori, anch’essi in commesso marmoreo sono incassati nelle “cappelle” del muro perimetrale, Al XVIII secolo appartengono i dipinti che originariamente fungevano da pale d’altare e dei quali oggi abbiamo notizia attraverso le schede di catalogazione della Soprintendenza. Ignote sono la data di esecuzione e l’autore del “San Giacomo Apostolo” posizionato sul primo altare a sinistra, tagliato in basso ed in alto per adeguarlo alle dimensioni della cornice in stucco presente. Stessa sorte è toccata al “San Francesco”, posto sul primo altare a destra ed al “San Domenico” posto sul secondo altare a destra.

Particolari della struttura: 1. Portale a timpano curvilineo spezzato. 2. Altare maggiore; 3. particolare della pavimentazione a commesso marmoreo; 4. Visione dell'intradosso della cupola con oculo e decorazione a stucco.
Particolari della struttura: 1. Portale a timpano curvilineo spezzato. 2. Altare maggiore; 3. particolare della pavimentazione a commesso marmoreo; 4. Visione dell’intradosso della cupola con oculo e decorazione a stucco.

Soltanto grazie al verbale di insediamento in chiesa della congrega di S. Bernardino, datato 1950, identifichiamo la quarta pala d’altare, di cui non esiste alcuna scheda di catalogazione, essa è una “Madonna con Bambino e anime purganti”. Le fonti citano anche la presenza di un dipinto raffigurante la “Purificazione”, proveniente dall’omonima Congrega, unitasi con decreto canonico del 1924, a quella di S. Bernardino trasferendo così tutti i suoi beni.

Come molti edifici del salernitano, fu resa inagibile dal terremoto dell’Irpinia verificatosi nel novembre 1980, il quale aggravò le già precarie condizioni dovute al degrado causato dagli edifici che la circondano. Restaurata nel 2010, oggi versa nuovamente in stato di abbandono.

Valentina Oliva
Laureata in storia dell’arte presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e in Lettere Moderne presso l’Università Federico II. Attivista del Gruppo Archeologico Salernitano e socia fondatrice del gruppo di rievocazione storica “Gens Langobardorum”.

 

Bibliografia

A. BLUNT, Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo, Torino, 1966.
A. GAMBARDELLA, Il centro antico di Salerno, Napoli 1968.
A. GAMBARDELLA,Un inedito episodio tardo rinascimentale a Salerno: la Chiesa del Monte dei morti, in “Rassegna storica salernitana” Salerno 1968/1983.
G. BERGAMO, Ricostruzione delle chiese della città di Salerno e del suo comune, Battipaglia 1971.
R. DE FUSCO, Architettura del Cinquecento, Torino 1981.
A. LEONE-G. VITOLO, Guida alla storia di Salerno e della sua provincia, Salerno 1982.
A. CARUCCI, Un Battistero paleocristiano a Salerno?, in “Bollettino del Clero, maggio 1983”, Salerno 1983.
D. DENTE-M. A. DEL GROSSO, La civiltà salernitana nel secolo XVI, Salerno 1984.
G. CANTONE, Napoli barocca e Cosimo Fanzago, Napoli 1984.

Le fotografie e i filmati qui presentati, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

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