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Guernica

Pablo Picasso, Guernica, 1937, olio su tela, 349,3 x 776,6 cm, Museo Reina Sofia, Madrid
Pablo Picasso, Guernica, 1937, olio su tela, 349,3 x 776,6 cm, Museo Reina Sofia, Madrid

 Nel 1937 la situazione politica era ad un punto di rottura. Dopo aver tollerato il minaccioso riarmo tedesco ed il colpo di forza italiano in Etiopia, le democrazie borghesi assistevano inerti all’aggressione fascista in Spagna. Sapevano che il trionfo della reazione spagnola avrebbe segnato la fine della democrazia in Europa ma temevano, contrastandolo, di accelerare il processo rivoluzionario delle classi lavoratrici. In quella torbida atmosfera di paura e d’indecisione si apre a Parigi una grande Esposizione internazionale dedicata come sempre al lavoro, al progresso, alla pace. La Spagna repubblicana vi partecipa con un disegno politico: invocare la solidarietà del mondo libero, dimostrare che il suo progetto era lo sviluppo della democrazia in un paese socialmente arretrato, avvertire l’opinione pubblica che il conflitto spagnolo era l’inizio di una tragedia che avrebbe coinvolto il mondo intero. Il padiglione spagnolo doveva essere ornato da un dipinto murale di Picasso, il pittore spagnolo ormai universalmente acclamato come il genio artistico del secolo. Da tempo Picasso aveva fatto la sua scelta politica: l’anno precedente aveva collaborato alla propaganda repubblicana con due serie di incisioni, Sueno y mentira de Franco. Pare che per il padiglione spagnolo di Parigi meditasse una vasta composizione allegorica. Ma, nell’aprile, si sparge la notizia che bombardieri tedeschi al servizio di Franco hanno attaccato l’antica città di Guernica, senz’altro scopo che fare una strage e seminare il terrore nella popolazione civile. Di colpo, Picasso decide che il suo dipinto sarà la risposta alla viltà e all’atrocità di quell’eccidio. Nasce così, in poche settimane, Guernica, che può dirsi l’unico quadro storico del nostro secolo. È tale non perché rappresenta un fatto storico, ma perché è un fatto storico. È il primo, deciso intervento della cultura nella lotta politica: alla reazione, che si esprime distruggendo, la cultura democratica risponde per mano di Picasso, creando un capolavoro. Da quel momento, Picasso in testa, gli intellettuali eserciteranno una più forte ma purtroppo inutile pressione sui governi democratici per deciderli, finalmente, a difendere la democrazia. Non è esagerato affermare che, nel nostro secolo ed in rapporto ad una problematica storico-politica, Guernica ha la stessa importanza che aveva avuto, in rapporto alla problematica storico-religiosa del Cinquecento, il Giudizio Universale della Sistina: l’opera con cui Michelangelo era intervenuto con l’autorità del genio nel problema più scottante del tempo, sostenendo la tesi cattolica della responsabilità contro la tesi protestante della predestinazione. […]

Se non esistono, a mio avviso, parole più efficaci di quelle usate da Giulio Carlo Argan per descrivere il capolavoro di Pablo Picasso, oggi al Museo Reina Sofia di Madrid, la migliore esegesi cinematografica spetta sicuramente al film Guernica di Alain Resnais. Il breve film dedicato dal regista francese al tragico episodio della Guerra Civil spagnola è letto attraverso un’energica analisi della produzione artistica di Picasso dagli esordi alla fine degli anni ’40: inquadrando pezzi di opere, tagliando le pitture in più parti, comparando questi frammenti, sovrapponendoli, producendo tutta l’inquietudine di un mondo soprannaturale che si manifesta e travolgendo lo spettatore.

Lucien Clergue, Picasso e l'uomo e la pecora, France, 1955. fotografia a stampa di sali d'argento, 39.37 x 29.53 cm, Photography© Lucien Clergue / Licensed by VAGA, New York, NY
Lucien Clergue, Picasso e l’uomo e la pecora, France, 1955. fotografia a stampa di sali d’argento, 39.37 x 29.53 cm, Photography© Lucien Clergue / Licensed by VAGA, New York, NY.

Il film Guernica anticipa il suo lavoro sull’arte africana ma e approfondisce il rapporto di Alain Resnais con l’arte figurativa e la letteraura: ad intervenire durante l’elaborazione della sceneggiatura è il poeta Paul Eluard con una poesia pubblicata nella raccolta Cours Naturel nel 1938 col titolo La victoire de Guernica sulla base dei cui versi elabora un montaggio estremamente articolato. Con questo film termina la collaborazione del regista francese con il gruppo “Les amis de l’art” e con Robert Hessens.

Per la prima volta Resnais testimonia un impegno politico autenticamente militante, utilizza vicende storiche ed artistiche preesistenti per una sua personalissima riflessione sulle possibilità di rielaborazione autonoma del linguaggio cinematografico. Ad un primo livello il cortometraggio sembra voler illustrare la tragedia del bombardamenti di Guernica ma lo stesso testo poetico di Eluard descrive l’avvenimento in termini volutamente universalistici e mitici, non pedissequi alla realtà storica, facendo prevalere contrapposizioni che introducono a contrapposizioni storiche molto più profonde: il freddo e razionale calcolo politico che portò il nazismo alle prove generali della seconda guerra mondiale su una popolazione inerme.

Resnais reinterpreta in maniera del tutto arbitrario la vicenda pittorica di Picasso, piegandola in modo funzionale alla rappresentazione della tragedia umana. D’altronde l’artista spagnolo non meritava un trattamento diverso, Picasso fu il maestro indiscusso che non doveva essere offeso da eccessive genuflessioni.

 

Le fotografie e i filmati qui presentati, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

 

Sitografia e bibliografia

Giulio Carlo Argan, L’Arte moderna, ed. Sansoni, 1970.
I film di Alain Resnais, di Flavio Vergerio, Gremese Editore, 17 marzo 1998.

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