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Francesco Paolo Michetti fotografo

Francesco Paolo Michetti, Gabriele D'Annunzio sulla spiaggia di Francavilla, 1883.
Francesco Paolo Michetti, Gabriele D’Annunzio sulla spiaggia di Francavilla, 1883.

« Che altro mai può essere la critica se non l’arte di goder l’arte? E quale mai può essere l’ufficio della critica se non quello di comprendere e di sentire efficacemente al conspetto dell’opera bella per ricostruire poi la sua comprensione e per ricomporre la sua commozione con tutti i mezzi della parola scritta? Crìtica artifex additus artifici».

Queste parole, e il successivo motto latino, potrebbero essere considerate la definitiva confessione di d’Annunzio in fatto di critica d’arte: il critico come secondo creatore, che trae ispirazione dall’opera d’arte altrui, così come l’artista propriamente detto trae ispirazione dalla realtà, dalla natura, dall’umano.
Il poeta pescarese si inscrive in quella tradizione letteraria che aveva come paradigma la pratica militante degli écrivains-critiques francesi, tanto prolifici da indurre a credere che molti di questi scritti non dovettero rimanere lettera morta, riuscendo al contrario a orientare lo sguardo e a condizionare l’interpretazione dell’arte e con essa anche teorie e modelli della stessa storia dell’arte, per assimilazione o contrasto.

Francesco Paolo Michetti, La figlia di Jorio, 1895. Tempera su tela (h. cm. 280, l. 530). Pescara, Palazzo della Provincia. Primo premio alla prima edizione della Biennale d'Arte di Venezia.
Francesco Paolo Michetti, La figlia di Jorio, 1895. Tempera su tela (h. cm. 280, l. 530). Pescara, Palazzo della Provincia. Primo premio alla prima edizione della Biennale d’Arte di Venezia.

Scrivendo questo breve intervento ho capito che non bisogna stabilire gerarchie di valore tra la storiografia accreditata e una critica letteraria libera dai legacci dell’esegesi specialistica, quanto piuttosto accogliere favorevolmente e con una corretta prospettiva storica gli illuminanti scritti sull’arte di d’Annunzio, nel mio caso circoscritti a quelli dedicati a Francesco Paolo Michetti, cercando di valutarli all’interno di una storia della cultura che loro stessi documentano. Le diverse forme letterarie oltre ad essere l’una lo specchio dell’altra, esprimono, su registri diversi, le ragioni del sistema culturale cui appartengono e ne rivelano sensibilità e intelligenza critica, intese ad arricchire di nuove sfumature l’interpretazione di un’autore o di un’opera d’arte.

All’epoca, nei confronti della critica dannunziana, non mancarono le dure risposte di intellettuali contemporanei: “Il genere di critica praticato da d’Annunzio, fondato per lo più sulla descrizione di opere, è pressoché privo di annotazioni tecniche” scriveva Edoardo Scarfoglio nella “Cronaca Bizantina” del 1 febbraio del 1883:

Quando non si sa risalire dall’ultima manifestazione via via su per la storia generale dell’arte, allora le descrizioni fatte di strofe stemperate nel verderame […] possono piacere alle signore ma fanno pena a chi per rispetto della critica e dell’arte non vuol fare critica d’arte.

Ma al mero “ordinamento” e alla “comparazione” del dogmatismo positivista D’Annunzio risponde con lo sdegno per “le ricerche pazienti e anguste dei classificatori”.

Francesco Paolo Michetti, Annunziata Michetti con il figlio Giorgio e la tata, 50.5 × 118 cm, 1890 circa.
Francesco Paolo Michetti, Annunziata Michetti con il figlio Giorgio e la tata, 50.5 × 118 cm, 1890 circa. coll. privata.

L’opera più completa attraverso la quale riusciamo a ricostruire una “storia dell’arte” dannnuziana è sicuramente il poderoso volume di Bianca Tamassia Mazzarotto, “Le arti figurative dell’arte di Gabriele D’Annunzio”, trattasi di una ricerca risalente al 1949 che quindi non tiene conto degli allora sconosciuti taccuini privati.
L’altra importante guida di riferimento è il prezioso volume Abscondita, Pagine sull’arte, curato da Pietro Gibellini e Stefano Fugazza, che divide in “stagioni” gli scritti dedicati da D’Annunzio alla critica d’arte: quella verista; la stagione dell’estetismo; il tempo del mito classico e la parabola notturna. Come afferma lo stesso Pietro Gibellini nell’introduzione al saggio Abscondita:

D’Annunzio fu in estetica debole e tardo teoreta (e selvaggiamente debitore d’altri, specie francesi), quanto rapido innovatore fu nella pratica della scrittura, nel tempestivo presagio di un gusto imminente o venturo captato da sensibilissime antenne.

Queste “antenne”, citate anche da Tomaso Montanari nel suo volume Einaudi sul Barocco:

captarono l’incipiente moda “decadente” del Barocco: il protagonista del Piacere, Andrea Sperelli, avrebbe voluto scrivere un libro “Sul Bernini, un grande studio di decadenza, aggruppando intorno a quest’uomo straordinario che fu il favorito di sei papi, non soltanto tutta l’arte, ma anche tutta la vita del suo secolo.

Nella fitta corrispondenza di d’Annunzio scopriamo contatti con i maggiori artisti del proprio tempo come De Karolis, Giuseppe Cellini, Sartorio, lo scultore Brozzi, l’orafo Mario Buccellati e non solo: ci stupisce l’ammirazione per il “fabbricante di affissi”, il cartellonista Jules Cheret, riportato nella rubrica Piccolo Corriere dell’11 giugno 1885 che ci mostra uno spirito autenticamente moderno, in un periodo in cui la critica italiana guarda al cartellone pubblicitario come ad un prodotto inferiore, privo di valore estetico.

A sinistra: ritratto di Francesco Paolo Michetti a Grabriele d'Annunzio, datato 1895, fondazione Michetti. A destra: D'Annunzio posa per Michetti presso lo studio di Francavilla a Mare.
A sinistra: ritratto di Francesco Paolo Michetti a Grabriele d’Annunzio, datato 1895, fondazione Michetti. A destra: D’Annunzio posa per Michetti presso lo studio di Francavilla a Mare.

Concentriamo ora il nostro sguardo su uno dei momenti più felici della carriera del poeta, il rapporto di amicizia con un importante pittore conterraneo, più anziano di 12 anni, Francesco Paolo Michetti. I due furono intimamente legati soprattutto negli anni del sodalizio/convivenza nello studio del pittore a Francavilla a Mare (l’ex convento di Santa Maria del Gesù), insieme ad un cenacolo di artisti e intellettuali che fece del “conventino” un luogo unico nel panorama culturale italiano: vi rintracciamo i nomi dello scultore Costantino Barbella, il musicista Francesco Paolo Tosti oltre a numerosi ospiti come lo stesso contestarore di d’Annunzio Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao, Antonio De Nino, Francesco Saverio Altamurae e il fotografo William von Gloeden.

Francesco Paolo Michetti studio, ca. 1920. cm 8,5 x 15, stampa alla gelatina di sali d’argento, stereoscopia.
Francesco Paolo Michetti
studio, ca. 1920. cm 8,5 x 15, stampa alla gelatina di sali d’argento, stereoscopia.

Francesco Paolo  Michetti si diplomò presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove fu allievo, con Edoardo Dalbono, del maestro Domenico Morelli. Michetti riscosse precocemente il favore critico di altri artisti partenopei, tra questi c’era anche Vincenzo Gemito.
La sua pittura è molto legata alla sua terra d’origine, l’Abruzzo, l’interesse per il mondo contadino, dalle sue affascinanti tradizioni ancestrali, ebbe un’influenza determinante sulla formazione del poeta pescarese. D’Annunzio coinvolse l’amico pittore nella realizzazione delle fotoincisioni per Canto Novo, Terra Vergine e Intermezzo di rime, e soprattutto, contribuì alla sua fama, nello scenario artistico nazionale.
Nel 1881 dalla tela di Michetti, La figlia di Iorio, d’Annunzio trarrà spunto, come è noto, per la composizione dell’omonima tragedia nel 1903. L’opera di Michetti, per d’Annunzio, descrive il momento in cui la giovane donna, come un fantasma bianco “in mezzo agli agricoltori adusti e nodosi, passa quasi aereo nella luce del meriggio, sotto l’azzurro inesorabile”. Il poeta pescarese spenderà parole che sembrano testimoniare un’autentica sincronia creativa tra i due amici, ma a ben vedere le differenze restano, come ci ricorda Stefano Fugazza:

Tutti questi accostamenti dimenticano quel che di suo D’Annunzio aggiunge al suo regionalismo, immergendolo in un’atmosfera acre e ferma, disfatta: laddove Michetti mantiene nelle scene agresti, almeno all’inizio della sua attività e fino agli anni 80′, una inclinazione lirico-elegiaca, scevra del parrossismo sensualistico del poeta di Canto Novo e del prosatore di Terra Vergine. […] Nulla difatti appare più estraneo a questo pittore, la cui ricerca è intesa a trasferire nell’opera momenti reali di vita abruzzese, dell’estetismo aristocratico di cui è pervaso Il piacere.

Mi è sembrato molto interessante constatare che l’allontamento dai liquori dannunziani del Michetti corrispose ad un uso più intensivo del medium fotografico e ad una pittura più intima e verista. Il primo approccio di Michetti alla fotografia è databile già al 1871, anno del suo primo viaggio a Parigi (dove tutti i pittori ormai da tempo se ne servivano) e se inizialmente questi scatti furono solo uno strumento per lo studio dal vero dei soggetti dei suoi quadri, pian piano divennero un nuovo ed autonomo mezzo espressivo, valendosi anche di interventi grafici sugli stessi negativi fotografici.

Francesco Paolo Michetti, Lavandaie alla foce di Francavilla, fotografia. archivio Giancarlo Marchegiano, Lanciano.
Francesco Paolo Michetti, Lavandaie alla foce di Francavilla, fotografia. archivio Giancarlo Marchegiano, Lanciano.
A sinistra: Francesco Paolo Michetti, Pellegrini vacresi, fine ‘800. A destra: Francesco Paolo Michetti, Pellegrini vacresi davanti il Convento Michetti, fine ‘800.

Scrisse d’Annunzio su “Il Convito” del luglio-dicembre 1896:

Essendo vissuto sempre nella campagna, Francesco Paolo Michetti, a somiglianza di quegli artefici, ha sempre avuto dinnanzi agli occhi l’oggetto dell’arte sua nelle condizioni in cui egli voleva studiarlo: ha sempre veduto l’uomo all’aperto, nelle diverse attitudini e nelle diverse espressioni; ed ha quindi potuto osservare e riprodurre le diverse scene della natura patetica nei luoghi stessi ove si svolgevano; ha potuto sempre considerare i suoi modelli animati dal loro particolare riferimento in mezzo alla universale animazione delle circostanti cose.

Nelle parole di d’Annunzio è intellegibile quella vocazione realista che Michetti esprimerà appieno e in maniera più moderna, a mio avviso, nella fotografia. Una prova di questo fecondo rapporto tra Michetti e il mezzo fotografico è il ritrovamento nel 1966 da parte dello storico dell’arte Raffaello Delogu, del suo archivio fotografico personale, miracolosamente conservato all’interno del “conventino” di Francavilla a Mare (in tutto 2.921 pezzi). Un’attività continua e ininterrotta del pittore fotografo si registra a partire dal 1881 fino ad approdare, nel secondo decennio del Novecento, alle esperienze cinematografiche con Volti d’Abruzzo (1923-1925), titolo di un film purtroppo perduto.

Francesco Paolo Michetti, Contadine, cm 8 x 15, stampa alla gelatina sali d’argento, stereoscopia. http://www.minervaauctions.com
Francesco Paolo Michetti, Contadine, cm 8 x 15, stampa alla gelatina sali d’argento, stereoscopia. http://www.minervaauctions.com

Fonti e risorse:

Gabriele D’annunzio, Pagine sull’arte, a cura di Pietro Gibellini e Stefano Fugazza, ed. Abscondita, collana Carte d’artisti, 2012.

Foto: http://www.minervaauctions.com

Rocaille, Francesco Paolo Michetti pittore abbruzzese (18:19 – 13.12.2015)

 

 

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