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Le avventure di uno storico dell’arte

La carriera di Rodolfo Siviero fu quella di uno storico dell’arte protagonista di una coraggiosa quanto silenziosa battaglia volta al recupero di opere trafugate durante l’ultima guerra dal nostro paese. Siviero nasce nel pisano il 1911 e dopo la laurea in storia dell’arte, intorno agli anni trenta, diventa un agente segreto per il Servizio Informazioni Militare italiano. Aderisce al fascismo e nel biennio 1937-38 fu ad Erfurt in Turingia, sotto la copertura di una borsa di studio in storia dell’arte è ingaggiato per raccogliere informazioni sulla Gemania nazista.

Hitler e Goering, smisurati accumulatori di oggetti d’arte, avevano già da tempo iniziato a corteggiare il patrimonio artistico italiano come quando la Germania acquistò, col beneplacito di Mussolini, un’opera d’arte vincolata e non esportabile come il celebre Discobolo Lancellotti.

Rodolfo Siviero con un quadro di Pontormo in un'immagine degli anni cinquanta.
Rodolfo Siviero con un quadro di Pontormo in un’immagine degli anni cinquanta.

Dopo l’8 settembre 1943 Siviero si schiera con il fronte antifascista e si occupa prevalentemente di monitorare il Kunstschutz (la commissione speciale tedesca per la «tutela» del patrimonio artistico e culturale dei paesi occupati), corpo istituito originariamente con lo scopo di proteggere il patrimonio culturale dai danni della guerra, ma che sotto le direttive naziste si occupava di trafugare dall’Italia verso la Germania il maggior numero possibile di opere d’arte.

Il quartier generale di Siviero è la casa dello storico dell’arte ebreo Giorgio Castelfranco, acquisita nel 1942, dove riesce rapidamente a istituire un’organizzazione segreta di consulenti capace di seguire e registrare in territorio tedesco il destino dei capolavori rastrellati ma anche di svolgere attività di prevenzione in territorio italiano.

La stampa del dopoguerra per i suoi metodi rocamboleschi, i travestimenti, i viaggi avventurosi, il fascino da uomo colto e raffinato, la sua spregiudicatezza e la sagacia nel ribaltare situazioni avverse, gli attribuirà il soprannome di 007 dell’arte.

Tra le varie vicende ricordiamo quella destinata a salvare alcuni mosaici romani, giunti illegalmente in Svizzera su un treno merci, gli uomini di Siviero sganciano il vagone contenente il prezioso carico per agganciarlo ad un treno diretto in Italia.

Durante la guerra restò leggendario fu il suo travestimento da ufficiale di polizia per fronteggiare e trattenere soldati tedeschi e dar modo al camion sequestrato di allontanarsi con un carico di opere di De Chirico, oppure il salvataggio in extremis dell’Annunciazione del Beato Angelico (destinato alla collezione di Goering) con l’aiuto di due frati francescani. Non mancarono anche momenti di vero terrore, come quando, dall’aprile al giugno 1944 viene imprigionato e torturato dalle milizie fasciste di Mario Carità nella nota Villa Triste di via Bolognese a Firenze e dalla quale viene rilasciato, grazie all’interessamento di alcuni ufficiali repubblichini che in realtà collaboravano con gli alleati.

Rodolfo Siviero con la "Leda e il cigno" di Tintoretto alla mostra a palazzo Venezia a Roma, 1951.
Rodolfo Siviero con la “Leda e il cigno” di Tintoretto alla mostra a palazzo Venezia a Roma, 1951.

Il ritorno delle opere trafugate da parte della Germania nazista fu una tra le questioni più delicate che tutte le nazioni europee dovettero affrontare nel dopoguerra. Per i meriti acquisiti nella Resistenza, nel 1946 il Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi, su indicazione di Benedetto Croce, nomina Siviero “Ministro plenipotenziario”.

In realtà già dall’autunno del 1944 Rodolfo Siviero aveva creato in via degli Astalli a Roma un piccolo ufficio per il recupero delle opere d’arte subordinato al Ministero della Guerra.

Siviero stilò un elenco infinito e riportò in Italia la maggior parte delle opere, tra cui, nel 1948 il famoso Discobolo Lancellotti. A partire dagli anni cinquanta Rodolfo Siviero si occupa sistematicamente di ricercare, per conto del Governo, tutte le opere d’arte che vengono rubate ed esportate illegalmente dall’Italia.

Siviero, forte dei pieni poteri e di una consolidata rete di informatori passa subito all’azione, spesso intervenendo direttamente senza attendere le autorizzazioni ministeriali.

Agendo da diplomatico Siviero gettò le basi per una ricerca sistematica delle opere scomparse dando impulso ad una collaborazione italo-tedesca formalizzata da un incontro a Treviri nel Dicembre 1957 e dall’istituzione di una commissione congiunta. Siviero era particolarmente abile nell’operare in maniera clandestina, convinto com’era che le pressioni su certi ambienti sortivano i migliori risultati se avvolte nell’ombra.

Questo atteggiamento spregiudicato gli procura numerose inimicizie negli ambienti della diplomazia italiana, ma anche da storici dell’arte come Lionello Venturi, anche egli incaricato presso l’Uffico Recuperi nel recupero di opere:

Desidero aggiungere allo scarso apprezzamento per l’opera svolta dall’Ufficio recuperi in oltre cinque mesi, la considerazione che il Dott. Siviero era l’elemento forse meno adatto per tale delicatissimo incarico:
non soltanto per la sua passata attività, specie in connessione collo spionaggio nazista, ma perché è notorio che egli, sia pur da collezionista, da molti anni fa commercio antiquario, e perciò (come resi noto anche al Ministro) mancava di quel carattere di disinteresse che è necessario nello svolgimento di indagini di tal genere.

Nonostante tutto i suoi metodi gli permisero di far rientrare in Italia opere di Leonardo, Tintoretto, Bronzino, Pollaiolo, Masaccio, Masolino, Memling, Veronese, la Madonna con Bambino di Masaccio e numerose tele del Botticelli.

Con il passare degli anni il ruolo dell’Ufficio inizia a perdere importanza e l’interesse delle istituzioni nazionali sul tema della restituzione delle opere d’arte, spesso origine di imbarazzi politici, diminuisce.

Da sinistra Rodolfo Siviero, Lucius Clay, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi e Guido Gonella ritratti accanto alla danae di Tiziano (fonte: biblioteca casa Siviero). L'opera (oggi a Capodimonte) fu trafugata dai depositi di Montecassino e regalata a Goering per il suo compleanno nel gennaio 1944. Il gerarca la tenne nella sua camera da letto sino al marzo ‘45 quando la mise al sicuro, con il resto della sua collezione, dentro le gallerie di una miniera di sale a Salisburgo, venne ritrovata coperta di muffa.
Da sinistra Rodolfo Siviero, Lucius Clay, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi e Guido Gonella ritratti accanto alla danae di Tiziano (fonte: rivista Doppiozero). L’opera (oggi a Capodimonte) fu trafugata dai depositi di Montecassino e regalata a Goering per il suo compleanno nel gennaio 1944. Il gerarca la tenne nella sua camera da letto sino al marzo ‘45 quando la mise al sicuro, con il resto della sua collezione, dentro le gallerie di una miniera di sale a Salisburgo, venne ritrovata coperta di muffa.

Nell’ultimo periodo Siviero, sempre spavaldo e insistente, denuncia la poca attenzione che le istituzioni governative dedicano al problema del recupero del patrimonio artistico e continua a collaborare in prima persona con il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, un corpo speciale dell’arma dei Carabinieri in grado di operare anche all’estero. Da questa collaborazione nasce il recupero dell’Efebo di Selinunte, una statua greca del V secolo a.C, rubato da un’organizzazione mafiosa. Siviero si finse un ricettatore disponibile all’acquisto Siviero e organizzò un finto acquisto presso un antiquario di Foligno suo amico. Al momento della consegna dei soldi fece intervenire i carabinieri che, dopo una sparatoria, sequestrarono l’opera e al momento della consegna del denaro fece intervenire i Carabinieri, che dopo un conflitto a fuoco recuperarono il capolavoro arrestando i colpevoli.

Negli anni settanta diviene presidente della prestigiosa Accademia delle Arti del Disegno organizzando eventi di rilevanza internazionale per la tutela delle opere d’arte, fino al 1983 anno della sua morte. L’Accademia delle arti del disegno deve a lui la sua attuale sede, il mobilio e l’assetto presente.

Così grande fu l’attaccamento di Siviero per questa istituzione che decise di essere sepolto nella cappella di proprietà dell’Accademia delle arti del disegno all’interno del convento della Santissima Annunziata di Firenze. L’Accademia ancora oggi conserva una parte del suo archivio e tutti i suoi diari e si calcola che ad oggi esistano depositate presso l’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina migliaia di pratiche inevase di opere da recuperare.

Rodolfo Siviero lascia, per disposizione testamentaria, la sua casa e tutti i beni in essa contenuti alla Regione Toscana la quale, dopo 8 anni dalla sua morte, la trasforma in un museo. La raccolta di opere d’arte, conservata nella casa-museo comprende oggetti d’arte che vanno dal periodo antico a quello moderno e contemporaneo. Tra le opere, quadri di De Chirico, Soffici, Annigoni, dei quali Siviero fu amico stretto, statue di Manzù, ed ancora terrecotte, bronzi, sculture lignee, antichi reliquari, corredi da caccia, fucili, pistole decorate, mobili, tele e tavole di Piero della Francesca, Jacopo del Sellaio e del Sansovino.

A più di 30 anni dalla sua morte l’Italia deve ancora recuperare 1.653 opere d’arte elencate in un celebre rapporto Siviero tutt’ora disseminate per la Germania e per l’Europa dell’Est.

Rodolfo Siviero presenta il recuperato Efebo di Selinunte all'archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli e lo storico dell'arte Giuliano Briganti (a destra).
Rodolfo Siviero presenta il recuperato Efebo di Selinunte all’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli e lo storico dell’arte Giuliano Briganti (a destra).

Bibliografia e sitografia

Tomaso Montanari, Quei 1.653 tesori rubati da Hitler, Il Fatto Quotidiano, 9 – 06 – 2014

Federica Rovati, Italia 1945: Il recupero delle opere d’arte trafugate dai tedeschi

Casa Museo Rodolfo Siviero: http://www.museocasasiviero.it/

 Le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.

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